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Video musicale – Opere d’arte - Sfruttamento delle immagini - Illecita riproduzione - Diritto di autore – Proprietaria del bene – Legittimazione passiva

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Video musicale – Opere d’arte - Sfruttamento delle immagini - Illecita riproduzione - Diritto di autore – Proprietaria del bene – Legittimazione passiva

Si attribuisce all'autore, non già al proprietario, il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera dell'ingegno, tra cui possono essere inquadrati tutti i diritti di sfruttamento delle immagini, riproduzione dell’opera, riproducibilità fotografica e facoltà d'esposizione.

Tribunale di Lecce – Sezione distaccata di Nardò, dott. Katia Pinto – Sentenza n. 176 del 24 maggio 2014

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Lecce, Sezione distaccata di Nardò, in persona del giudice dott.ssa Katia Pinto, ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile, in prima istanza, iscritta al n. 680/09 R.G.,

TRA

C.C., Rappresentata e difesa dall'avv. Roberto Galeani, procuratore domìcìlìatario,                             attrice,

CONTRO

ANTONACCI BIAGIO GIOVANNI e I. S.R.L, Rappresentati e difesi dagli avv.ti Antonella Rizzi e Giorgio Greco, il secondo procuratore domìciliatario,                                                                                                               , convenuti-

NONCHE' CONTRO

S. ITALY S.P.A., Rappresentata e difesa dagli avv.ti Federico Ferrara, Gretel Malmsheimer ed Antonio Mazzeo, quest'ultimo procuratore domiciliatario,

M. S.R.L, Rappresentata e difesa dall'avv. Valentina Sarno, procuratore domiciliatario,                        terze chiamate

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione ritualmente notificato C.C. conveniva in giudizio Antonacci Biagio Giovanni nonché la I. s.r.L dinanzi al Tribunale di Lecce, Sezione distaccata di Nardò affinché fossero accolte le seguenti conclusioni:

1) Accertare e dichiarare l'illegittimità, illiceità, abusività della condotta posta in essere dai convenuti al fine di realizzare il video musicale denominato "tra te e il mare" del cantante Biagio Giovanni Antonacci, dando atto dell'illegittima intrusione nel fondo di proprietà dell'attrice, nonché dell'illecita riproduzione delle immagini (per fini artistico-lucrativi) dei luoghi privati della chiesetta insistente sul fondo privato;

2) Accertare e dichiarare che per effetto di tali illecite condotte la sig.ra C. ha patito danni patrimoniali e non patrimoniali, così come sarà accertato e quantificato in corso di causa, e per l'effetto condannare i convenuti, solidalmente fra loro, al risarcimento dei detti danni in favore dell'attrice, nella misura pari ad € 150.000,00 o nella diversa misura, maggiore o minore, da determinarsi in corso di causa a seguito dell'espletanda attività istruttoria, ovvero quantificata equitativamente anche ai sensi dell'art. 1226 c.c., oltre interessi legali e rivalutazione se dovuta;

3) Condannare i convenuti al pagamento delle spese e competenze di lite.".

Con comparsa depositata in data 23/02/2010 si costituivano in giudizio Antonacci Biagio Giovanni nonché la I. s.r.l., eccependo preliminarmente l'incompetenza per territorio e per materia del Tribunale adito nonché la carenza di legittimazione attiva dell'attrice e quella passiva dei convenuti, deducendo inoltre nel merito l'infondatezza della pretesa attore a e concludendo per il rigetto della stessa previa autorizzazione alla chiamata in causa della S. ltaly s.p.a., proprietaria del video.

All'udienza del 15/7/2010 quest'ultima si costituiva in giudizio, contestando quanto attraverso dedotto e chiedendo in ogni caso di essere a sua volta autorizzata alla chiamata della M. s.r.l., realizzatrice del video, la quale si costituiva il 25/0l/2011, insistendo nelle eccezioni preliminari già da altri formulate ed opponendosi nel merito all'avversa pretesa.

Concessi i termini per il deposito di memorie ex art. 183 co. VI c.p.c., con ordinanza del 20/11/2012 il Tribunale ha ritenuto la causa matura per la decisione ed il 31/01/2013 l'ha trattenuta, assegnando alle parti i termini di cui all'art. 190 c.p.c ..

MOTIVI DELLA DECISIONE

Valutato il complesso delle risultanze acquisite, ritiene il decidente che sussista la competenza a decidere del Tribunale adito, ma che la domanda sia per un verso inammissibile. per altro infondata.

Ai fini dell'inquadramento della fattispecie e della delibazione delle questioni preliminari, è opportuno riportare i passaggi dell'atto di citazione con cui l'attrice, sostenendo di essere proprietaria di alcuni terreni agricoli situati nel Comune di Nardò, su uno dei quali, in località Monte di Agnana, esiste una chiesetta del '400 ritratta durante il video della canzone del cantante Antonacci Biagio intitolata "tra te e il mare", lamenta:

" ... - il video è stato realizzato senza il rilascio di alcuna autorizzazione da parte della proprietaria di detto terreno, alla quale non è mai pervenuta alcuna richiesta in tal senso, sia per l'accesso nella di lei proprietà, sia per l’ingiusto sfruttamento delle immagini relative ai suoi beni immobili, terreni, caseggiati e, soprattutto alla chiesetta;

- tale ingiusta divulgazione dell'opera d'arte e della proprietà della sig.ra C. ha comportato una serie di danni patrimoniali e non patrimoniali di cui in questa sede si chiede il legittimo risarcimento;

- invero, come sarà accertato in corso di causa, l'attrice, proprietaria del detto terreno, ha visto sfumata per sempre la possibilità di riprodurre per la prima volta, in maniera originale, su supporto fotografico ed anche video, la chiesetta nella quale aveva già previsto si celebrasse il suo futuro matrimonio;

- naturalmente, l'illegittima riproduzione dell'opera (avente, ripetesi, rilevante valore storico-culturale) da parte del cantante Biagio G. Antonacci, ha leso grandemente l'interesse della sig.ra C. ad avere l'esclusiva della divulgazione (non solo a fini personali - come il matrimonio -, ma anche economici) dell'immagine ormai non avente più un riconoscimento personale;

- l’attrice infatti proprio per il valore storico ­artistico della chiesetta aveva intenzione, a seguito del matrimonio, di riprodurre il luogo in cataloghi d'arte, riviste, giomali: ciò in occasione di mostre, convegni, etc; ma, evidentemente, la diffusione al pubblico, su larga scala a mezzo del video del noto cantante, della detta chiesetta, non solo ha deturpato per sempre l'immagine del luogo, rendendolo, pertanto, per il proprietario, non più esclusivo, ma anche in spregio dei diritti della sig.ra Caputo, ha inflazionato il luogo determinando una diminuzione del suo valore economico ed affettivo;

- se a ciò si aggiunge che l'illegittima riproduzione ha comportato un diminuito sfruttamento patrimoniale dell'opera, consistente nell'esclusiva riproducibilità fotografica e facoltà d'esposizione, si intuisce la gravità del fatto commesso dal sig. Biagio Antonacci;

- il quale, omettendo di rispettare le norme che regolano la materia, senza ottenere le necessarie autorizzazioni da parte della proprietaria, introducendosi illegittimamente e clandestinamente in un terreno di proprietà privata, per finì lucrativi, ha inteso registrare immagini di luoghi privati e della chiesetta che già prima vista si intuisce essere irrilevante valore storico culturale", e prosegue citando l'art. 2577 c.c. nonché l'art. 12 L. 633/41.

Orbene, entrambe le disposizioni indicate attribuiscono all'autore, non già al proprietario (art. 6 L. 633/41: (“Il titolo originario dell'acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell'opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale”), il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera dell'ingegno, tra cui possono essere inquadrati tutti i "diritti" ventilati dall'attrice in citazione ("ingiusto sfruttamento delle immagini" "illegittima riproduzione dell’opera" ... "esclusiva riproducibilità fotografica e facoltà d'esposizione" );

pertanto, escluso che la C. rivesta la prima delle dette qualità o quella di erede dell'autore, mai prospettata, non sussiste la legittimazione attiva della medesima in relazione a dette azioni; come puntualmente eccepito; conseguentemente non è applicabile al caso di specie il disposto dell'art. 3 D.Lgs 168/2003; secondo cui "Le sezioni specializzate sono competenti in materia di controversie aventi ad oggetto: marchi nazionali, internazionali e comunitari, brevetti d'invenzione e per nuove varietà vegetali, modelli di utilità, disegni e modelli e diritto d'autore, nonché di fattispecie di concorrenza sleale interferenti con la tutela della proprietà industriale ed intellettuale", non controvertendosi in tema di proprietà intellettuale e non essendo dedotta alcuna interferenza con la concorrenza sleale;

sul punto condivide l'odierno decidente il pacifico orientamento giurisprudenziale secondo cui: "In tema di competenza delle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale, ai sensi dell'art. 3 d.lg. 27 giugno 2003 n. 168, si ha interferenza tra fattispecie di concorrenza sleale a tutela della proprietà industriale o intellettuale sia nelle ipotesi in cui la domanda di concorrenza sleale si presenta come accessoria a quella di tutela della proprietà industriale e intellettuale, sia in tutte le ipotesi in cui, ai fini della decisione sulla domanda di repressione della concorrenza sleale o di risarcimento dei danni, debba verificarsi se i comportamenti asseritamente di concorrenza sleale interferiscano con un diritto di esclusiva. Ne consegue che la competenza delle sezioni specializzate va negata nei soli casi di concorrenza sleale cd. pura, in cui la lesione dei diritti riservati non costituisca, in tutto o in parte, elemento costitutivo della lesione del diritto alla lealtà concorrenziale, tale da dover essere valutata, sia pure "incidenter tantum" nella sua sussistenza e nel suo ambito di rilevanza", Cassazione civile, sez. I, 18/05/2010, n. 12153.

Esclusa la legittimazione della C. relativa a tutte le domande che ineriscano il diritto d'autore, e non potendo farsi questione di "diritto all'immagine" di un bene, e non di una persona, soprattutto in difetto di rilascio della certificazione di cui all'art. 130.Lgs 42/04, la causa petendi dell'odierna azione non può che residuare nel diritto di proprietà dell'attrice C. sulla chiesetta ritratta nel video del noto cantante, il quale potrebbe essere stato in qualche maniera pregiudicato nel corso delle riprese, durante l'invasione del fondo o la captazione delle immagini;

trattandosi quindi di azione ex art. 2043 c.c. (come convenuto anche dalla difesa della S. ltaly s.p.a. nella memoria depositata 1'11.3.2011), ai fini della competenza territoriale devono trovare applicazione gli ordinari criteri alternativi di cui agli artt. 18, 19 e 20 c.p.c., tra cui il luogo in cui l'obbligazione risarcitoria è sorta, ovvero è stata posta in essere la condotta illecita, ovvero quello in cui è avvenuta l'invasione o la captazione delle immagini, e quindi Nardò (LE).

Venendo al merito, però, osserva il decidente che non solo la proprietà della chiesetta di cui si discute, tempestivamente contestata, non è stata provata documentalmente e non può essere accertata a mezzo della consulenza tecnica d'ufficio invocata all'udienza del 06/11/2012, che varrebbe solo a supplire ad una carenza di allegazioni probatorie dalla parte onerata

"La consulenza tecnica d'ufficio non può essere disposta al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume ed è, quindi, legittimamente negata dal giudice, qualora la parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni od offerte di prova; ovvero a compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati. Essa, infatti, non è mezzo istruttorio in senso proprio e spetta al giudice del merito lo stabilire se essa è necessaria od opportuna, fermo restando l'onere probatorio delle parti, e la relativa valutazione, se adeguatamente motivata in relazione al punto di merito da decidere, non può essere sindacata in sede di legittimità. In particolare legittimamente non è disposta una indagine esplorativa sulla esistenza di circostanze il cui l’onere di allegazione è a carico delle parti", Cassazione civile sez. III, 28 febbraio 2007, n. 4743),

ma nessuna prova risulta articolata in ordine alla natura ed all'entità dei danni patrimoniali che la proprietà avrebbe subito per effetto dell'accesso non autorizzato al fondo, il quale peraltro nelle immagini del video si presenta del tutto incolto, invaso da erbe selvatiche di notevole altezza, abbandonato e comunque non recintato - come dall'attrice non smentito.

Per tutte queste ragioni conclude il decidente per il rigetto della domanda, compensando tra le parti le spese di lite nella sola misura del 50%, e ponendo la rimanente a carico della parte attrice, temperando il principio della soccombenza in ragione della peculiarità della fattispecie e delle difficoltà interpretati ve della normativa invocata.

P.Q.M.

Il Tribunale di Lecce - Sezione distaccata di Nardò, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da C.C., disattesa ogni contraria eccezione:

1) Rigetta la domanda;

2) Dichiara compensate tra le parti le spese di lite nella misura del 50%;

3) Condanna C.C. al pagamento in favore di ciascuna delle parti Antonaccì Biagio Giovanni ed I.s.r.l., S. Italy s.p.a., e M s.r.l. del 50% delle spese di lite che si liquidano ex D.M. 140/2012, ovvero € 2.500,00, oltre IVA e CPA come per legge per ciascuna.

Nardò, 24.5.2013

IL GIUDICE Dott.ssa Katia Pinto

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