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Tutela in forma specifica e risarcitoria in materia di violazione delle distanze tra costruzioni - Tribunale di Brindisi - Sezione Civile - Sentenza n. 1210 del 3 ottobre 2011

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In materia di violazione delle distanze tra costruzioni previste dal codice civile e dalle norme integrative dello stesso, al proprietario confinante che lamenti tale violazione compete sia la tutela in forma specifica, finalizzata al ripristino della situazione antecedente al verificarsi dell'illecito, sia quella risarcitoria, e, determinando la suddetta violazione un asservimento di fatto del fondo, il danno deve ritenersi in re ipsa, senza necessità di una specifica attività probatoria.

Tribunale di Brindisi - Sezione Civile - Sentenza n. 1210 del 3 ottobre 2011

 

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


Il Tribunale di Brindisi, in persona del giudice Donatella De Giorgi, ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile, in prima istanza, iscritta al n. 1388 del R.G. 2001,

TRA

P. A.

rappresentato e difeso dall'avv. S. Longo, procuratore domiciliatario;

- attrice, convenuta in riconvenzione -

CONTRO

F. A. M. e T. N.

rappresentati e difesi dall'avv. A. Epifani procuratore domiciliatario;

- convenuti, attori in riconvenzione -

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione ritualmente notificato P. A. conveniva in giudizio i coniugi F. e T. esponendo che:

- è proprietaria della casa di abitazione al piano terra sita in S. Vito dei Normanni confinante con la proprietà degli odierni convenuti;

- che questi ultimi, proprietari di una casa di abitazione sita al primo piano, in possesso di concessione edilizia del 24.2.1978, demolirono la precedente abitazione e ricostruirono un vano rimessa al piano terra, un'abitazione al primo piano ed un vano lavanderia al secondo piano, coprendo tutto il lotto sino al confine posteriore, in difformità rispetto al progetto approvato ed all'accatastamento effettuato, edificando anche sul confine posteriore nel progetto, invece, indicato come non edificabile;

- che la costruzione era eseguita anche in spregio alle norme civilistiche sulle distanze ed all'art 13 del locale strumento urbanistico, che tutela le costruzioni profonde e strette, della norma che prevede il rapporto volume/superficie (6mc/mq), altezza e distanza e sporgenza degli sbalzi retrostanti;

- in data 19.5.1999 i convenuti presentavano ulteriore richiesta di autorizzazione all'installazione di 6 paletti in ferro per un'altezza di mt 2,50 su cui agganciare intelaiature creando ulteriori luci e vedute con ulteriori servitù sul fondo dell' instante; su esposto dell' instante l'amministrazione comunale emetteva ingiunzione di demolizione delle opere abusivamente eseguite;

inutili i tentativi di bonario componimento.

Concludevano pertanto:

a) per la declaratoria del carattere abusivo del manufatto, in particolare nella parte confinante latero - posteriore con illegittima apertura di luci e vedute e realizzazione di sbalzi e per la condanna dei convenuti all'arretramento dei manufatto nel rispetto dei limiti di legge e dei regolamenti locali;

b) per il risarcimento del danno da liquidare secondo equità;

c) per il rigetto della domanda riconvenzionale di usucapione proposta dai convenuti; il tutto con vittoria delle spese di lite.

Si costituivano in giudizio i coniugi convenuti i quali concludevano per il rigetto della domanda attrice, evidenziando che la costruzione era stata realizzata dai convenuti nell' anno 1978, sicchè era intervenuta usucapione del diritto di servitù a mantenere la costruzione a distanza inferiore a quella legale;

evidenziavano in proposito che il padre dell' odierna attrice aveva sottoscritto ai convenuti atto di quietanza per il pagamento della comunione del muro posteriore, così riconoscendo ad essi la possibilità di edificare oltre le distanze legali.

Evidenziavano poi che l'attrice nell' anno 1997 aveva realizzato un manufatto a distanza inferiore a quella legale.

Spiegavano pertanto domanda riconvenzionale chiedendo:

a) l'accertamento della servitù a mantenere l'immobile a distanza inferiore a quella legale per intervenuta usucapione del diritto;

b) condannare l'attrice all'arretramento del manufatto costruito in violazione delle distanze legali; con condanna al risarcimento dei danni e vittoria delle spese di lite in favore del procuratore antistatario.

La causa, acquisiti i documenti agli atti espletati interrogatori formali e prova testi, disposta ctu (con richiesta di integrazione per specificare le misurazioni dei manufatti difformi), veniva trattenuta in decisione all'udienza del 7.7.2005 e poi rimessa sul ruolo per integrare la ctu; veniva poi assegnata a questo Giudice dal 16.9.2009 e rigettate le richieste di prova tardivamente reiterate (dopo l'udienza di precisazione conclusioni), la causa, all'esito della precisazione delle conclusioni, veniva definitivamente trattenuta per la decisione con termine per note e repliche.

MOTIVI DELLA DECISIONE

La domanda avanzata dagli attori è fondata alla luce dei motivi che seguono.

Il ctu ha accertato che l'immobile realizzato dai convenuti, a confine con la proprietà dell'attrice, oltre ad integrare vistose difformità rispetto alla rilasciata concessione edilizia, viola sotto più profili le distanze legali e quelle previste dal regolamento edilizio del Comune di San Vito dei Normanni.

I suddetti manufatti edilizi risultano edificati in data successiva al 7.7.1978 ed anteriore all'agosto 1980, allorquando  in data 8.8.1980 P. A. presentava un esposto al sindaco del Comune di San Vito dei normanni, denunciando la realizzazione di opere abusive, poi accertate (pur se non ancora analiticamente) dalla Polizia Urbana il successivo 19.8.1980, per poi essere dettagliatamente descritte nel successivo rapporto del 27.04.1981

Tanto emerge dalla dichiarazione di sospensione dei lavori, come autorizzati, con richiesta di sopralluogo, fatta al Sindaco di San Vito dei Normanni dagli odierni convenuti, unitamente al direttore dei lavori ed al costruttore, in data 6.7.1978 e confermata dal sopralluogo effettivamente effettuato dall'Ufficio tecnico il 7.7.1978 che ne attestava l'esecuzione dei lavori allo stato grezzo e conformi alla concessione rilasciata.

Non è dato sapere quando i convenuti riprendevano i lavori nell'immobile in parola realizzando le opere abusive ed in violazione delle distanze legali, non avendo gli stessi offerto sul punto alcuna prova.

Certo è che ciò avveniva dopo il 7.7.1978 e prima dell'agosto 1980, data in cui il dante causa dell'attrice con un esposto richiedeva il sopralluogo della polizia municipale che effettivamente accertava, prima, genericamente con rapporto del 19.8.1980 (stante l'assenza dei convenuti che impediva l'accesso alloro immobile), poi dettagliatamente, con rapporto del 2704.1981, l'entità delle opere abusive realizzate dai convenuti.

È poi documentato che in data 22.6.1999 l'attrice diffidava, con nota scritta, i convenuti a i demolire i manufatti realizzati abusivamente ed in violazione delle distanze.

Pertanto gli anzidetti dati temporali certi, scaturenti da documentazione attestata da pubblici ufficiali, prevalgono rispetto alle dichiarazioni testimoniali che, in modo peraltro generico, individuavano l'epoca di realizzazione del manufatto dei convenuti, come si presentava al momento del giudizio (e dunque con i contestati abusi), già negli anni 1977/1978, nel mentre vi è certezza che le contestate, oltre che abusive, opere sono state realizzate in data sicuramente successiva al 7.7.1978.

Ciò posto, essendo acclarato documentalmente che le opere violative delle distanze legali venivano realizzate dai convenuti in un periodo indeterminato, sicuramente successivo al 7.7.1978 e precedente l'agosto 1980 non avendo, per altro verso, i convenuti in riconvenzionale provato, come invece era loro onere (attesa la veste di attori in riconvenzionale), l'esatta data di realizzazione di tali manufatti, non può essere accolta la domanda riconvenzionale di usucapione della servitù a mantenere i manufatti realizzati in violazione delle distanze legali, non risultando maturato al momento della domanda il termine ventennale per l'acquisto di tale diritto a titolo originario, stante la l'atto interruttivo della prescrizione del 22.6.1999.

Invero l'atto di quietanza del 3.5.1978 sottoscritto da A. P., dante causa dell'odierna attrice, attestante il versamento di € 24.000 da parte degli odierni convenuti per la comunione della parete retrostante del suo locale a piano terreno, non vale certo da solo a legittimare i convenuti ad edificare in violazione delle distanze legali, vieppiù in considerazione dell'espresso diniego a condotte di tal fatta, manifestato inequivocamente dal medesimo A. P. con l'esposto del 8.8.1980 (di cui si è sopra detto).

Pertanto per i motivi che precedono va accolta la domanda principale proposta dall'attrice con condanna dei convenuti all'arretramento dei manufatti da loro realizzati in violazione delle distanze legali nella parte posteriore del loro immobile, a piano terra. al primo piano ed al secondo piano, come accertati dal ctu negli allegati 8. 9 e l0 della relazione integrativa del 12.10.2006 cui si rimanda, con conseguente arretramento di tali manufatti sino alla distanza di mt 6,80 dal confine relativamente al piano terreno e mt 5,80 dal confine relativamente al primo piano, il tutto conformemente al progetto assentito dall'amministrazione comunale con la concessione edilizia n 206/F del 24.2.1978 (ai cui allegati progettuali si rimanda), nonché ancora la demolizione del locale lavanderia realizzato sul lastrico solare a confine con la proprietà attrice, anche esso in violazione delle distanze legali.

Va invece rigettata la domanda riconvenzionale proposta dai convenuti, peraltro relativa ad un immobile dell'attrice diverso (ma confinante) da quello oggetto dell'atto di citazione, giacchè anche a voler superare la contestazione del tutto generica contenuta nella comparsa di costituzione e comunque non indicativa di violazioni dei rapporti civilistici in tema di distanze (essendo adombrata nella relazione di parte al più un abuso amministrato ovvero una evasione di imposta), non è emerso in sede di accertamento peritale alcuna violazione di norme civilistiche e/o regolamentari, rimanendo pertanto indimostrata la, generica, doglianza formulata dai convenuti.

Dall'accertata, palese, violazione delle distanze legali nelle costruzioni discende inoltre l'accoglimento della domanda risarcitoria proposta dall'attrice.

Invero, condividendo l'orientamento più volte espresso dalla se (ex multis Cass. 25475/10) va rilevato che in materia di violazione delle distanze tra costruzioni previste dal codice civile e dalle norme integrative dello stesso, al proprietario confinante che lamenti tale violazione compete sia la tutela in forma specifica, finalizzata al ripristino della situazione antecedente al verificarsi dell'illecito, sia quella risarcitoria, e, determinando la suddetta violazione un asservimento di fatto del fondo, il danno deve ritenersi in re ipsa, senza necessità di una specifica attività probatoria.

Infatti l'atto edificatorio del vicino in violazione delle norme, del codice o regolamentari comunali, sulle distanze, oltre a ledere gli interessi pubblici sottesi alla disciplina concernente l'assetto del territorio, pone in essere un'attività edilizia eccedente quanto è previsto, nei rapporti tra confinanti, dalla normativa conformativa del diritto di proprietà, sicchè il privato che, nei confronti dell'edificante illegittimo, lamenti la lesione della sua sfera proprietaria, ha diritto, ai sensi dell'art 872 comma 2° cc. ad una doppia tutela: all'eliminazione dello stato di cose che si è illegittimamente creato e al risarcimento del danno patito medio tempore.

Invero, l'inosservanza delle distanze legali nelle costruzioni sui fondi finitimi costituisce per il vicino una limitazione al godimento del bene, e quindi all'esercizio di una delle facoltà che si riconnettono al diritto di proprietà: per questo il danno è in re ipsa, perchè razione risarcitoria è volta a porre rimedio all'imposizione di una servitù di fatto e alla conseguente diminuzione di valore del fondo subita dal proprietario in conseguenza dell'edificazione illegittima del vicino, per il periodo di tempo anteriore all'eliminazione dell'abuso.

La liquidazione del danno va necessariamente fatta in via equitativa.

Pertanto, tenuto conto delle notevoli dimensioni degli abusi edilizi violativi delle distanze legali. tali da limitare fortemente l'areazione e la luce nell'immobile dell'attrice, il danno va quantificato in € 4000, già rivalutato all'attualità, oltre interessi legali dal gennaio 1979 (ipotizzando in tale momento la realizzazione dell'abuso) al saldo da applicare previa devalutazione del detto importo secondo i principi di Cassazione S.U. 1712/95.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

Spese di consulenza a carico dei convenuti.

PQM

Il Tribunale di Brindisi, definitivamente pronunciando sulla domanda promossa da P. A. nei confronti dei coniugi F. - T., così provvede:

1. accertata la violazione delle prescrizioni dettate dal codice civile e dal locale strumento urbanistico, accoglie la domanda dell'attrice e, per l'effetto ordina ai convenuti la demolizione del manufatto realizzato al confine posteriore con la proprietà dell' attrice, con arretramento dei manufatti sino alla distanza di mt 6.80 dal confine, relativamente al piano terreno, e mt 5,80 dal confine, relativamente al primo piano, il tutto conformemente al progetto assentito dall'amministrazione comunale con la concessione edilizia n 206/F del 24.2.1978 (ai cui allegati progettuali si rimanda), nonché ancora la demolizione del locale lavanderia realizzato sul lastrico solare a confine con la proprietà attrice, anche esso in violazione delle distanze legali;

2. condanna i convenuti in solido al risarcimento dei danni patiti dall'attrice in conseguenza della anzidetta condotta, che si liquidano in € 4000, già rivalutato all' attualità, oltre interessi legali dal gennaio 1979 al saldo, da applicare previa devalutazione del detto importo secondo i principi di Cassazione S.U. 1712/95;

3. rigetta la domanda riconvenzionale proposta dai convenuti.

4. condanna le parti convenute in solido a rifondere in favore gli attori le spese di lite che si liquidano in € 3.850 di cui € 150 per spese, € 2.300 per onorari ed € 1.400 per diritti oltre 12,5% spese generali IVA e CPA;

5. spese di CTU a carico dei convenuti in solido.

Sentenza provvisoriamente esecutiva ex lege.

Brindisi, il 28 luglio 2011

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