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Stregati dal “pensiero positivo” della nostra Costituzione

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Stregati dal “pensiero positivo” della nostra Costituzione

La Costituzione sia per noi, oggi, “lo specchio di ciò che non siamo, ma vorremmo e dovremmo essere”

Si è tenuta sabato, in tutti i Palazzi di Giustizia sedi di Corte d’Appello, di tutta Italia, la “Giornata della Giustizia”, indetta dall’Associazione nazionale magistrati nell’Assemblea nazionale dello scorso 9 novembre.

Il Salento, ovviamente, non ha fatto eccezione: anche qui i magistrati salentini hanno incontrato i cittadini e, soprattutto, un folta rappresentanza di studenti, provenienti da alcune scuole cittadine e della provincia.

Una iniziativa pensata e organizzata per manifestare il perdurante disagio della Magistratura italiana di fronte ad un disegno riformatore fatto, essenzialmente, di facili slogan, ma privo di misure incisive.Misure tali da risolvere gli annosi ed insoluti problemi che attanagliano l'amministrazione della Giustizia in Italia. Ma, un po' in controtendenza rispetto al resto d'Italia, a Lecce abbiamo evitato di ridurre la manifestazione in una serie lunga, quanto sterile di doglianze.

Certamente avremmo potuto denunciare, per esempio, che le prime due “riforme” partorite dall’attuale maggioranza di governo si sono limitate a rendere deteriore lo status dei magistrati, intaccandone perfino la dignità (grazie alle solite espressioni offensive che da anni si ripetono, sempre uguali), ma non hanno migliorato in nulla il funzionamento della macchina giudiziaria, sempre più asfittica.

Avremmo potuto, ancora, evidenziare che la progettata de-giurisdizionalizzazione della giustizia civile (la parola non è mia ma si rinviene nella relazione al testo di legge), se concretamente attuata, lungi dall'arrecare concreti benefici al cittadino utente, finirà solo col sottrargli le garanzie tipiche della giurisdizione (che derivano dalla corretta applicazione delle regole del "dovuto processo legale"), senza porsi il problema di quale sarà, poi, l'esito dei contenziosi portati fuori dalle aule dei Tribunali. Negare l'accesso alla giustizia è come chiudere gli ospedali per debellare le epidemie!

Ciò che occorre fare, invece, è scoraggiare gli abusi e potenziare le strutture.

Avremmo potuto, poi, evidenziare che problemi endemici nel nostro Paese, come la corruzione, l'evasione fiscale, il riciclaggio degli ingenti guadagni derivanti dalla criminalità, comune ed organizzata, non si risolvono con l'adozione di misure di facciata, che contengono poi, in una piega di una qualche norma, l'antidoto, il meccanismo per sterilizzare l'attività repressiva - si pensi all'articolo 19-bis, introdotto inavvertitamente (?) da una “manina” nel Consiglio dei ministri del 24 dicembre in materia fiscale – cosicchè tutto si risolva, come sempre, nella famosa frase del Principe di Salina: “Tutto cambi, perché nulla cambi” (se fosse vivo Leo Longanesi, probabilmente ne propugnerebbe la sua scrittura sul vessillo tricolore).

Infine avremmo potuto sottolineare come, da tempo immemorabile, nel settore della Giustizia (e della sicurezza) manchi una seria politica di investimenti in personale e strumenti di lavoro; la logistica sia, anche a Lecce, assolutamente carente; latiti la benché minima innovazione legislativa nel delicatissimo settore dei diritti civili, della bioetica e del cosiddetto bio-diritto (coppie di fatto, fecondazione medicalmente assistita, adozione, diritti e dignità della fine-vita, ecc.), sicché tutto è rimesso alla Magistratura, cui si deve una coraggiosa opera di interpretazione del diritto esistente alla luce dei principi costituzionali, onde assicurare al cittadino, per quanto possibile, un minimum di tutela giurisdizionale.

Queste cose e molte altre avremmo potuto dire ai nostri interlocutori.

Ma noi, a Lecce, non lo abbiamo fatto. Abbiamo preferito “pensare positivo” ed incentrare la nostra riflessione sulla Costituzione, sulla sua storia, sui suoi valori, su quella che è (o dovrebbe essere) la sua capacità aggregante, sul suo essere pilastro su cui si fonda la nostra ancor giovane democrazia.

E lo abbiamo fatto con la bellissima relazione del professor Michele Carducci, ordinario di diritto costituzionale comparato presso l'Ateneo salentino, che ha letteralmente “stregato” i giovani studenti, ospiti dell'aula magna del palazzo di Giustizia: rappresentando loro la genesi, il significato e l'attualità di principi come quello democratico, o quello lavorista, o del principio di eguaglianza quale delineato dall'art. 3.

Abbiamo stigmatizzato – questo sì - come da anni assistiamo al più clamoroso dei paradossi, quello di una Carta Costituzionale - che Bobbio definì "Manifesto di virtù civile"- ingiustamente posta sul banco degli imputati ed additata come causa di malfunzionamento delle nostre Istituzioni, da parte di chi, poi, invece di attuarla, portando a compimento il lascito dei Costituenti, ha preferito prodursi in stucchevoli quanto vani tentativi di riforma, solo per poter meglio nascondere il proprio plateale fallimento.

Abbiamo rappresentato ai ragazzi e ai nostri ospiti, con lo spettacolo (molto applaudito) “Fratelli d'Italia - breve storia della Costituzione italiana”, a cura della compagnia “Temenos – recinti teatrali”, come la Costituzione sia per noi, oggi, “lo specchio di ciò che non siamo, ma vorremmo e dovremmo essere”, rendendole il giusto omaggio, perché in essa sono scritte le regole della nostra democrazia, le regole che ci consentono di vivere in pace al nostro interno ed in rapporto con gli altri popoli, lavorando e lottando per la Giustizia.                                                                                         Roberto Tanisi

Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Gennaio 2015 07:42

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