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Stazione radio telefonica - Delibera comunale - Divieto di installazione

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L'amministrazione comunale ha, in sostanza, introdotto un abnorme divieto generalizzato d’installazione degli impianti in questione all’interno delle zone omogenee del territorio comunale (“centro urbano”) che finisce per rendere concretamente impossibile la fornitura del servizio di telefonia cellulare.

Tar di Lecce - Sentenza n. 1665 del 11 ottobre 2012

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia

Lecce - Sezione Terza

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 868 del 2002, proposto da:
Alcatel Lucent Italia Spa (già Alcatel Italia Spa), rappresentata e difesa dall’avv. Valter Cassola, elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Noemi Carnevale in Lecce, via Oberdan, 107;

contro

Comune di Avetrana, rappresentato e difeso dall’avv. Carlo Panzuti, elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Antonio P. Nichil in Lecce viale Leopardi, 151;

per l’annullamento

- del provvedimento del 21 gennaio 2002, prot. n. 4665 del dirigente U.T.C. – Settore urbanistica del Comune di Avetrana;

- del Regolamento approvato con delibera del Consiglio Comunale del 20 dicembre 2001, n. 56;

- di ogni altro atto a essi presupposto, connesso e/o consequenziale;

nonché per il risarcimento del danno.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Avetrana;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 10 luglio 2012 la dott.ssa Gabriella Caprini e uditi, nelle preliminari, l’avv. Carnevale, in sostituzione dell’avv. Cassola, per la ricorrente;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

I. La ricorrente impugna il provvedimento con cui il dirigente dell’U.T.C. ha comunicato il parere negativo della C.E.C. sull’istanza volta a ottenere l’installazione di una stazione radio-base per la telefonia cellulare mobile, il medesimo parere nonché il presupposto Regolamento comunale.

Chiede, altresì, il risarcimento dei danni subiti.

II. A sostegno del gravame deduce i seguenti motivi di ricorso:

a) violazione e falsa applicazione della l. n. 36/2001, del D.M. n. 381/1998, degli artt. 35 e 41 octies della l. n. 1150/1942, dell’art. 15 della l.r. n. 56/1980, degli artt. 126 e 134 del d.lgs. n. 267/2000 e dell’art. 7 della l. n. 241/1990;

b) eccesso di potere per carenza istruttoria, difetto di motivazione, sviamento di potere, irrazionalità assoluta e violazione del principio di buona amministrazione;

c) illegittimità derivata.

III. Si è costituita l’Amministrazione comunale concludendo per il rigetto del ricorso.

IV. All’udienza pubblica del 10 luglio 2012, fissata per la discussione, la causa è stata trattenuta in decisione.

V. Il ricorso è fondato nei termini di seguito esposti.

V.1. Sono, in particolare, fondate le censure prospettate dalla società ricorrente incentrate sull’illegittimo esercizio, da parte del Comune, della potestà pianificatoria in “subjecta materia” e sul difetto di un’adeguata motivazione dei provvedimenti impugnati.

Infatti, attraverso la norma regolamentare (contenente restrittivi criteri di localizzazione circoscritti a porzioni molto limitate del territorio comunale), il predetto Comune ha, in sostanza, introdotto un abnorme divieto generalizzato d’installazione degli impianti in questione all’interno delle zone omogenee del territorio comunale (“centro urbano”) che finisce per rendere concretamente impossibile la fornitura del servizio di telefonia cellulare.

Dall’altro canto, la medesima Amministrazione comunale, pur indicando, quale scopo della regolamentazione, la generica tutela di preminenti valori incompatibili con l’installazione dell’antenna radio-base (“per minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”), ha, nei fatti, omesso di effettuare ogni accertamento sul punto.

Nello specifico, il Comune non ha coinvolto gli enti preposti alla relativa salvaguardia nonostante gli stessi avessero, preliminarmente, già espresso parere favorevole (AUSL TA/1 PMP 19 marzo 2001, nota della Regione Puglia 22 maggio 2001).

V.2. Peraltro, come evidenziato nei motivi aggiunti depositati il 16 novembre 2002, la normativa sopravvenuta assume, per i profili d’interesse del presente gravame, valore di conferma della fondatezza delle censure mosse ai provvedimenti impugnati.

V.3. Quanto alla richiesta risarcitoria, la medesima, genericamente formulata, non può essere accolta in assenza di adeguati apporti probatori in ordine all’effettiva realizzazione dell’evento pregiudizievole nonché all’eventuale nesso di causalità che lo riconduca, secondo un giudizio di alta probabilità, al comportamento colposo o doloso dell’Amministrazione intimata.

Irrilevanti, a tali fini, sono pregresse scelte imprenditoriali (contratto di locazione dell’immobile deputato a ospitare il futuro impianto) non suffragate da alcuna legittima aspettativa.

V.4. Sulla base delle sovraesposte considerazioni, il ricorso va accolto, nei termini di cui in motivazione, con assorbimento delle ulteriori censure dedotte.

VI. Sussistono ragioni di equità per compensare tra le parti le competenze e spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Terza definitivamente pronunciando sul ricorso integrato da motivi aggiunti, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei termini di cui in motivazione e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati.

Compensa tra le parti le spese e competenze di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 10 luglio 2012 con l’intervento dei magistrati:

Rosaria Trizzino, Presidente

Ettore Manca, Consigliere

Gabriella Caprini, Referendario, Estensore





L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE










DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 11/10/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

Ultimo aggiornamento Martedì 16 Ottobre 2012 07:34

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