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Prodotti della pesca – Additivo alimentare – Cafodos - Perossido di Idrogeno – Effetto conservante e sbiancante – Sindrome sgombroide – Frode alimentare

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Prodotti della pesca – Additivo alimentare – Cafodos - Perossido di Idrogeno – Effetto conservante e sbiancante – Sindrome sgombroide – Frode alimentare

Additivo pericoloso per l'uomo poiché mascherando il processo di decomposizione del pesce e di produzione di istamina fa sì che si consumi pesce che appare fresco pur essendo già in stato di decomposizione col rischio di poter contrarre un'infezione batterica.

Tribunale di Lecce – Prima sezione penale, dott. Silvia Minerva – Sentenza n. 91 del 29 gennaio 2014

TRIBUNALE DI LECCE

PRIMA SEZIONE PENALE

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice - Dott. Silvia MINERVA - alla pubblica udienza del 23/01/2014 ha pronunziato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente

SENTENZA

Contro N.N.,

Imputato

" del reato di cui all'art. 5 letto g) e 6, L. n. 283/62 perché, in qualità di legale rappresentante della D.I. s.r.l. deteneva ed utilizzava. nella lavorazione di prodotti della pesca destinati al consumo umano, additivo contenente PEROSSIDO DI IDROGENO, e cioè presidio medico chirurgico il cui impiego è vietato nella lavorazione dei prodotti della pesca, (nella fattispecie il prodotto CAF ADOS D/25 Kg. prodotto da Bedenheim Altesa - Valencia - Spagna)

Accertato in L. il 11/06/2010

E' costituita la parte la civile:                                    Difesa dall' Avv.:

Con l'intervento del P.M.: G. SANTESE

Le parti hanno così concluso:

IL PUBBLICO MINISTERO chiede: come da Verbale di Udienza

IL DIFENSORE DELL'IMPUTATO chiede: come da Verbale di Udienza

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con decreto di citazione a giudizio del 26.11.12, emesso a seguito di opposizione a decreto penale di condanna, l'imputata è stata chiamata a rispondere davanti a questo Tribunale del reato indicato in epigrafe.

All'udienza del 21.3.13, si disponeva rinnovarsi la notifica del decreto nei confronti dell'imputato; all'udienza del 3.10.2013 si ammettevano le prove richieste e si rinviava il processo per l'assenza dei testi.

Alla successiva udienza del 21.11.2013 si procedeva all'esame del teste I.A. e, con l'accordo delle parti, si revocava l'ordinanza ammissiva degli ulteriori testi stante la rinuncia agli stessi; il giudice disponeva, poi, ai sensi dell'art. 507 C.p.p., l'acquisizione di visura camerale storica di D.I. srl, rinviando all'udienza del 23.1.2014, sospendendo i termini di prescrizione dal 28 novembre 2013, data inizialmente indicata per la quale il difensore rappresentava di avere altro impegno professionale al 23.1.2014.

All 'udienza del 23.1.2014, dato atto dell' acquisizione della visura camerale richiesta, dopo le conclusioni delle parti, il processo veniva definito come da dispositivo.

Ritiene il Tribunale che l'istruttoria svolta abbia consentito di accertare, al di là di ogni ragionevole dubbio, la penale responsabilità dell'imputata in ordine al reato ascrittole.

All'imputata è contestato il reato di cui all'art. 5 lett. g) e 6 L. n. 283/62, perché in qualità di legale rappresentante della D.I. srl deteneva e utilizzava nella lavorazione di prodotti della pesca destinati al consumo umano il prodotto Cafados, additivo contenete perossido di idrogeno il cui impiego è vietato nella lavorazione dei prodotti della pesca. Fatto accertato in L. il 11.6.2010.

Dall'istruttoria svolta e dagli atti assunti è risultato che:

l'imputata era realmente, negli anni 2010 e 2009, amministratore unico della società D.I., avendo assunto tale carica con atto del 23.7.07 (oltre che socio unico della stessa), per come risulta documentalmente dalla visura storica della società.

in data 11.6.2010 i carabinieri del Nas nel corso di un'ispezione igienico sanitaria hanno accertato che la società deteneva due taniche integre del prodotto denominato Cafodos D/25 kg prodotto dalla Bedenheim Altesa- Valencia (Spagna); dette confezioni indicavano come data di produzione quella del 21.12.09 e come data di scadenza quella del 21.12.2010.

L'etichetta del Cafodos, come da fotocopia acquisita agli atti, presenta l'indicazione, in lingua spagnola e inglese, che il prodotto contiene, tra l'altro, perossido di idrogeno.

Contestualmente i carabinieri acquisivano due fatture di acquisto e un documento di trasporto, tutti emessi dalla M. srl e relativi a forniture alla D.I. srl del prodotto Cafodos D/25 kg, ed in particolare, così come risulta dai documenti acquisiti al fascicolo processuale: fattura n. 53/00 del 23.3.09, avente ad oggetto una confezione di Cafodos, nella quale si fa riferimento al ddt n. 42/00 del 26.2.2009, fattura n. 110/00 del 20.5.2009, avente ad oggetto 5 confezioni di Cafodos D kg 25, nella quale si fa riferimento al ddt n. 97/00 del 12.5.09, e documento di trasporto n. 14/00 del 27.1.2010 relativo a cinque confezioni di Cafodos D kg. 25.

Come è noto, il Decreto ministeriale 27.2.96 n. 209, dopo avere dato le definizioni di prodotti alimentari, di additivo e di coadiuvante tecnologico, indica gli additivi alimentari che possono essere utilizzati come ingredienti nella fase di produzione o preparazione dei prodotti alimentari e indica i criteri per l'approvazione degli additivi alimentari.

Dall'esame degli allegati al decreto si rileva che il perossido di idrogeno non è in alcun modo indicato tra gli additivi alimentari utilizzabili con riferimento alla produzione e lavorazione del pesce.

Con la circolare del Ministero della salute del 29.4.2010 si è soltanto dato atto di essere venuti a conoscenza che vengono proposti e utilizzati prodotti commerciali contenenti perossido di idrogeno per ottenere nel pesce fresco un effetto conservante e sbiancante e si rappresenta che l'utilizzo del perossido di idrogeno è consentito esclusivamente come presidio medico chirurgico e non può essere utilizzato sul pesce fresco, né può venire a contatto con esso mediante diluizione in soluzione acquosa poiché gli unici additivi utilizzabili sono quelli previsti dal decreto del ministero della Sanità del 27 febbraio 1996 e successive modifiche.

Dal momento che il prodotto denominato Cafodos contiene perossido di idrogeno, che è un presidio medico chirurgico e non può essere posto a contatto con i prodotti della pesca e non è incluso tra gli additivi di cui sia autorizzato l'utilizzo nella lavorazione o conservazione dei prodotti della pesca o che possa venire a contatto con detti prodotti, si tratta di prodotto contenente una sostanza di cui non è consentito l'utilizzo nei prodotti alimentari sino dal 1996, e non a partire dal maggio del 2010, data nella quale si è solo intervenuti al fine di segnalare che, nonostante la presenza di prodotti commerciali contenenti perossido di idrogeno utilizzati ai fini della conservazione e dello sbiancamento del pesce, si tratti di un presidio medico chirurgico non utilizzabile come additivo alimentare, poiché gli unici additivi utilizzabili sono quelli previsti dal Decreto del ministero della Sanità del 27 febbraio 1996 e successive modifiche.

Il prodotto denominato Cafodos o Cafados è noto per essere utilizzato nella lavorazione del pesce al fine di far apparire presenti nel pesce i caratteri di freschezza e di sbiancare i molluschi, poiché conferisce a tali prodotti ittici la lucentezza propria del pesce appena pescato, cosicchè il pesce trattato con tale prodotto apparentemente si presenta come fresco, ancorchè sia stato oggetto di vari processi di congelamento e scongelamento e al suo interno siano già avvenuti i processi di decomposizione.

Si tratta di additivo pericoloso per l'uomo poiché mascherando il processo di decomposizione del pesce e di produzione di istamina fa sì che si consumi pesce che appare fresco pur essendo già in stato di decomposizione e che si possa contrarre un'infezione batterica nota come sindrome sgombroide.

L'utilizzo di prodotti contenenti perossido di idrogeno al fine di far apparire come fresco pesce non avente affatto caratteristiche di freschezza e come sbiancante dei cefalopodi, peraltro, ha avuto anche diffusione e risalto nella stampa, che ha indicato come si sia in presenza di una non consentita adulterazione del pesce e di una frode alimentare, già da molti anni.

La difesa dell'imputata ha poi prodotto una comunicazione che era stata trasmessa alla D.I. dalla M., società importatrice, nella quale si indica che il Cafodos è un prodotto che ha un'azione sbiancante sulla carne dei cefalopodi e indica le modalità di utilizzo e, in particolare, le quantità da utilizzare per preparare la soluzione acquosa per il trattamento delle seppie e dei totani e calamari.

Dagli elementi esposti si evince, senza alcun dubbio, che la D.I. abbia acquistato fin dal febbraio/marzo del 2009 (data cui si riferisce il primo documento di trasporto e la prima fattura relativa al Cafodos) vari quantitativi di Cafados, effettuando tre acquisti: quello di cui alla fattura n. 53/00 del 23.3.09 e al ddt n. 42/00 del 26.2.2009, avente ad oggetto una confezione di Cafodos, quello di cui alla fattura n. 110/00 del 20.5.2009 e al ddt n. 97/00 del 12.5.09, avente ad oggetto cinque confezioni di Cafodos, e quello di cui al documento di trasporto n. 14/00 del 27.1.2010 relativo a cinque confezioni di Cafodos D kg.25.

E' solo il caso di rilevare che le confezioni di Cafodos sequestrate sono soltanto due e presentano come data di produzione quella del 21.12.09, per cui è chiaro che si tratta di due dei cinque prodotti acquistati con il ddt n. 14 del 27.12.2010; infatti, i Cafodos rinvenuti sicuramente non erano oggetto della fattura n. 53/00 del 23.3.09 (e relativo ddt n. 42/00 del 26.2.2009) e della fattura n. 110100 del 20.5.2009 (e relativo ddt n. 97/00 del 12.5.09), aventi ad oggetto rispettivamente una e cinque confezioni di Cafodos, che hanno date antecedenti a quella di produzione delle due confezioni di Cafodos sequestrate.

Da ciò si evince che, delle undici confezioni di Cafodos acquistate dalla D.I., nove confezioni di Cafodos sono state certamente utilizzate da tale società in data antecedente al 11.6.2010, poiché acquistate come comprovato dai citati documenti e non rinvenute all'atto dell'ispezione del 11.6.2010; esse sono state, evidentemente, utilizzate per il trattamento/sbiancamento dei prodotti ittici, in specie dei cefalopodi, essendo questo l'unico utilizzo noto di tale prodotto e quello per il quale il prodotto stesso era stato acquistato dalla D.I., società che ha quale oggetto proprio quella della produzione di prodotti ittici e della lavorazione, trasformazione, congelazione e surgelazione di tali prodotti, nonché la loro commercializzazione all'ingrosso e/o al dettaglio (come desumibile dalla visura camerale della società).

Non rileva, pertanto, che le due confezioni di Cafodos rinvenute dai carabinieri e sequestrate fossero integre e non fossero ancora state utilizzate, posto che dai documenti acquisiti si evince la già avvenuta utilizzazione, per la lavorazione e conservazione di prodotti ittici, di almeno nove confezioni di Cafodos.

Sussistono, quindi, gli elementi costitutivi del reato contestato e la penale responsabilità dell'imputata in ordine allo stesso, essendo stata acquisita prova certa dell'acquisto e dell'utilizzo di diverse confezioni del prodotto contenente perossido di idrogeno, additivo chimico non autorizzato con decreto del Ministro per la sanità, nella preparazione di alimenti (prodotti ittici) destinati alla vendita.

Quanto alla sussistenza dell'elemento soggettivo, è solo il caso di rilevare che il reato ha natura contravvenzionale ed è punibile anche a titolo di colpa, nonché che i decreti ministeriali che vietano l'impiego di additivi chimici nella preparazione di alimenti integrano il precetto penale risultante dal combinato disposto degli artt. 5 e 5 L. n. 283/62, sicchè l'ignoranza di tali decreti, risolvendosi in un errore sulla legge penale, rientra nella previsione dell'art. 5 C.p., secondo cui nessuno può invocare a propria discolpa l'ignoranza di tale legge.

Né può ritenersi sussistente l'ignoranza inevitabile di cui alla sentenza della Corte costituzionale n. 364/88, nel caso di imputato titolare di un'impresa operante nel settore della preparazione e commercializzazione di prodotti ittici, in quanto lo stesso non può trascurare l'elementare diligenza di informarsi sulla normativa che regola l'impiego di additivi chimici nella preparazione di tali prodotti e di verificare se i prodotti impiegati per la pulizia/preparazione del pesce ai fini del confezionamento e della commercializzazione contengano additivi chimici non consentiti.

Tanto più nel caso in esame, nel quale come si è detto che il Cafodos contenesse perossido di idrogeno era indicato chiaramente sulle confezioni dello stesso e che detta sostanza fosse vietata ai fini della lavorazione dei prodotti ittici era agevolmente evincibile dal decreto ministeriale in vigore fin dal 1996, oltre che essere riportato anche in numerosi articoli di stampa.

Non è esatto il rilievo difensivo che solo da pochi mesi era stato vietato l'impiego del Cafodos nella lavorazione dei prodotti ittici, poiché come già detto la nota del Direttore generale del Ministero non ha carattere novativo che del resto non potrebbe avere.

Destituito di fondamento è poi l'assunto della difesa secondo cui dovrebbe operare nel caso il esame il principio che solo l'importatore, e non anche il rivenditore al dettaglio, abbia l'obbligo di verificare la regolarità del prodotto, attesa l'impossibilità di penetranti controlli da parte di quest'ultimo.

Il principio richiamato, infatti, fondato sulla previsione di cui all'art. 19 della legge n. 283 del 1962 si riferisce unicamente al commerciante che vende prodotti in confezioni originali, qualora la non corrispondenza alle prescrizioni della legge riguardi i requisiti intrinsechi o la composizione dei prodotti o le condizioni interne dei recipienti e sempre che la confezione originale non presenti segni di alterazione e il commerciante non sia a conoscenza della violazione.

Il fondamento di tale principio va ricercato nell'inevitabilità del fatto addebitato cioè nell'impossibilità materiale del commerciante rivenditore di accertare, mediante l'adozione della normale diligenza, la rispondenza alle prescrizioni legali del prodotto acquistato in confezioni originali, tranne nei casi in cui i vizi si possano constatare dall'esterno della confezione o il rivenditore ne sia comunque a conoscenza.

Il caso in esame è assolutamente diverso, atteso che l'imputata non ha acquistato un prodotto alimentare che fosse stato trattato con perossido di idrogeno in confezione sigillata che non contenesse tale indicazione, ma ha acquistato il perossido di idrogeno, presidio medico chirurgico di cui è vietato l'uso come additivo alimentare, e lo ha utilizzato per la preparazione dei prodotti ittici, in particolare per lo sbiancamento dei molluschi che ella poi confezionava e commercializzava.

Quanto alla determinazione della pena, ritiene il Tribunale che non possano essere concesse le circostanze attenuanti generiche, in assenza di elementi obbiettivi favorevoli, non apparendo sufficiente al riconoscimento di tali circostanze il mero dato della formale incensuratezza dell' imputata.

Tenuto conto di tutti i parametri di cui all'art. 133 c.p., l'imputata deve essere condannata alla pena di euro 1.600,00 di ammenda.

La condanna importa, altresì, che debbano essere poste a carico del condannato le spese processuali.

Sussistono i presupposti per concedere all'imputata, che è incensurato e nei cui confronti è possibile formulare una positiva prognosi, il beneficio della sospensione condizionale della pena.

Deve essere disposta la confisca delle due confezioni di Cafados oggetto di sequestro.

P.Q.M.

Visti gli artt. 533 e 535 c.p.p., dichiara N.N. colpevole del reato ascrittole e la condanna alla pena di euro 1.600,00 di ammenda, oltre che al pagamento delle spese processuali.

Pena sospesa alle condizioni di legge. Dispone la confisca delle cose in sequestro. Lecce, il 23.1.2014

Il Giudice dott.ssa Silvia Minerva

Ultimo aggiornamento Sabato 01 Marzo 2014 14:21

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