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Procedura possessoria - Reintegra nei fondi - Presunzione di volontà reiterativa di rinnovo di precedenti accordi

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Lecce, sezione distaccata di Tricase, nella persona del G.O.T., Avv. Alfredo BUCATO CAPOZZA, ha emesso la seguente sentenza nel giudizio n.147/01 vertente tra:

S., rappresentato e difeso dall'avv. Liborio FERSINI,

contro

P., + 2 rappresentati e difesi dall'avv. Giovanni PISANO'.

In ordine alle conclusioni delle parti si rimanda a quelle formulate in atti che devono intendersi qui integralmente riportate.

Con l'atto introduttivo l'attore conveniva in giudizio dinanzi a codesto Tribunale detti convenuti per sentir dichiarare l'esistenza per il periodo 1993-2000 di un contratto di permuta in essere con quest'ultimi in forza della quale lo stesso S. avrebbe provveduto alla raccolta delle olive e quant'altro finalizzato alla stessa prodotte sui fondi dei convenuti e questi avrebbero riconosciuto in favore dell'attore l'intero prodotto oleario ed una percentuale del premio di incentivazione CEE (cd. Integrazione).

A seguito di detto accertamento veniva richiesta la condanna dei convenuti al pagamento della percentuale di premio incentivazione dall'annata agraria 1993-1994 a quella 1998- 1999 oltre al valore delle olive prodotte nell'annata 1999-2000.

Si costituivano convenuti contestando quanto sopra e spiegando domanda riconvenzionale diretta alla condanna dell'attore al pagamento del controvalore monetario di tutti i frutti prodotti dai loro terreni dal 1995 al 1999 e da quest'ultimo trattenuti indebitamente.

Appare doveroso evidenziare, preliminarmente, una circostanza documentalmente provata dai

convenuti di particolare rilevo ai fini del decidere.

Questi, con apposita procedura possessoria e relativo ricorso datato 01/07/1996, chiedevano, in danno dell'odierno attore, la reintegra immediata nei fondi in oggetto; detta azione giudiziale si concludeva successivamente con l'accoglimento della domanda, ma ciò che assume rilievo decisivo nell'odierno giudizio è il fatto che l'espressa volontà di allontanare lo S. dai fondi, rappresentata con detta iniziativa giudiziale, deve considerarsi in palese contrasto con la presunzione, paventata dall'attore stesso, secondo il quale, nelle annate successive a quella 1995/96, ci sarebbe stata una persistente volontà dei convenuti sino all'anno 2000 di reiterare i precedenti accordi scritti di "permuta" da ritenersi, quindi, innovati oralmente o facta concludentia.

A sostegno della propria tesi l'attore rileva che i convenuti hanno continuato ad incassare il  contributo cd. integrativo correlato alla produzione di olive dal 1996 e sino all'annata 1999/2000 (fatto effettivamente non contestato e documetalmente riscontrato dal c.t.u.) e ciò a riprova della perdurante volontà di reiterare i precedenti accordi scritti di permuta anche per le successive annate,  per le quali non si provvedeva a stilare il contratto per iscritto.

L'impostazione offerta dall'attore non può trovare accoglimento in quanto alla prospettata presunzione si contrappone la circostanza di fatto dell'azione giudiziale diretta alla reintegra nel possesso dei terreni coltivati proprio contro l'odierno attore.

L'aver incamerato i contributi conseguenti alla coltivazione dei terreni rappresenta di fatto solo un ingiustificato arricchimento in favore dei convenuti ed il sorgere di un corrispondente diritto ed azione dello S. (previo eventuale riscontro dei presupposti richiesti dalla legge per l'applicazione dell'istituto giuridico richiamato) per domandare la corresponsione della minor somma tra il valore della propria opera di agricoltore svolta sui fondi per consentire la raccolta ed il vantaggio economico ottenuto dai proprietari in conseguenza di tale lavoro (prodotto e integrazione).

Ciò che può riconoscersi in favore dell'attore, in quanto direttamente riferibili agli specifici accordi scritti intervenuti e provati in giudizio, sono le somme riferibili alla percentuale concordata nella misura del 35% del contributo integrativo relativo all'annata agraria 1994/95 pari ad €.1.254,91; per quanto attiene all'annata precedente 1993/94 risulta che in corso di giudizio i convenuti, riconoscendone il relativo obbligo, hanno provveduto a corrispondere in favore dell'attore la somma di LIRE 3.767.800 (pari ad €. 1.945,91) a soddisfo di quanto ritenuto dovuto per detto periodo, tuttavia dalle risultanze di cui all'elaborato del c.t.u., dal quale questo giudice non ritiene di doversi discostare, emerge che il contributo di riferimento complessivo percepito dai convenuti ammonta ad €.10.469,43 il cui 35% risulta essere pari ad €.3.664,30 con una differenza ancora da corrispondere per detta annata 1993/94 pari ad €.1.718,39.

Pertanto la somma totale che può riconoscresi per la specificata causale ammonta a conclusivi €.2.973,30.

Per completezza espositiva si deve rilevare che il pagamento in corso di causa di una somma riferibile alla percentuale dei contributi (seppur come sopra detto corrisposta in termini parziali) relativi all'annata 1993/94, in assenza di una convenzione scritta, può, ma solo per tale periodo, derivare da un implicito rinnovo dei precedenti accordi scritti in quanto nel richiamato contesto temporale (1993/94) non può ritenersi operante una diversa volontà dei proprietari dei terreni, che invece poi - e solo successivamente - veniva manifestata con l'azione possessoria detta.

Sotto altro profilo, deve ulteriormente rilevarsi che la richiesta formulata con l'atto introduttivo non solo è completamente differente da una eventuale prospettazione di un'azione di arricchimento indebito, ma non può essere neanche qualificata tale in quanto chiaramente rivolta all'identificazione dell'esistenza di accordi negoziali tra le parte con conseguente condanna, in adempimento degli stessi, al pagamento delle relative somme rapportate alla prestazione lavorativa svolta, rappresentando quindi una chiara e diversa causa petendi.

Per le innanzi riportate considerazioni, con particolare riferimento all'azione possessoria intrapresa dai convenuti contro l'attore, deve escludersi la paventata presunzione di volontà reiterativa di rinnovo dei precedenti accordi scritti comunque comprobaili sino all'annata agraria 1994/95.

In tale contesto si deve concludere che lo S. ha coltivato detti fondi, dopo il periodo validamente concordato, senza il consenso dei proprietari e quindi, pur avendo procurato agli stessi un sostanziale vantaggio sia in termini di manutenzione dei medesimi terreni sia di produttività e conseguente guadagno economico, non ha diritto al riconoscimento della sussistenza di accordi in tal senso e conseguentemente nemmeno alla corresponsione di quanto domandato.

Solo per inciso, questo giudice non può nemmeno riconoscere alcunché, in conseguenza dell'ingiustificato arricchimento ottenuto dai convenuti, non potendo applicare il corrispondente dettato normativo in assenza di specifica e corrispondente domanda da parte dell'attore.

A fronte, però, di detta impossibile iniziativa ex officio emerge in atti ed in particolare nella memorie memoria conclusionale dei convenuti una chiara volontà degli stessi di riconoscere volontariamente il controvalore del lavoro posto in essere dall'attore seppur nel reclamato contesto diretto alla compensazione dello stesso con quanto loro dovuto per il danno economico subito dall'illegittima acquisizione del prodotto da parte dello S..

Difatti, si legge in detta conclusionale che, in applicazione dei risultati evidenziati dal C.T.U. con integrazione di consulenza datata 28-02-2007, la somma conclusivamente richiesta per le ragioni di cui alla spiegata riconvenzionale ammontano ad €.17.908,24 ossia all'effettivo valore dei frutti già al netto delle spese normalmente sostenute per portare a compimento il processo produttivo, con ciò onestamente ed esplicitamente riconoscendo all'attore quanto allo stesso sarebbe dovuto a titolo di "ingiustificato arricchimento".

Al parziale accoglimento della domanda dell'attore consegue il parziale accoglimento della riconvenzionale spiegata dai convenuti i quali hanno diritto alla restituzione dei frutti dei loro fondi, trattenuti dall'attore indebitamente e senza una causa legittima durante le campagne olearie dal 1995/96 al 1998/99.

Per la quantificazione del controvalore economico del complessivo raccolto trattenuto sine causa dall'attore in detto periodo, può ritenersi giustificato l'importo indicato dal c.t.u. e fatto proprio dai convenuti pari ad €.17.908,24 dal quale andranno decurtate, in accoglimento della richiesta compensazione, le somme riconoscibili all'attore, per gli innanzi spiegati motivi, pari ad €.2.973,30.

Per le superiori considerazioni si deve concludere per la condanna dell'attore al pagamento in favore dei convenuti della somma di €.14.934,94 già al netto della operata compensazione.

Si può ritenere equa la compensazione delle spese e competenze di giudizio tra le parti in considerazione del parziale accoglimento di ambedue le domande e la marcata riduzione delle stesse rispetto alle richieste iniziali.

P.Q.M.

Definitivamente pronunciano, ogni contraria istanza, eccezione e difesa disattesa:

- accoglie parzialmente e nella misura di cui innanzi, sia la domanda introduttiva del giudizio sia la riconvenzionale spiegata e per l'effetto, previa compensazione di quanto dovuto dai convenuti all'attore pari ad €.2.973,30 e la somma riconosciuta ai convenuti in danno del primo pari ad €.17.908,24, condanna S. al pagamento in favore di P. + 2 della complessiva, finale e netta somma di €.14.934,94 oltre interessi legali;

le spese e competenze di c.t.u. vengono poste definitivamente a carico delle parti in solido;

spese di lite integralmente compensate tra le parti.

Così deciso in Tricase, 04.10.2011.

 

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