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Permesso di soggiorno – Rifugiato per motivi umanitari – Competenza del giudice ordinario – Discrezionalità del questore

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Permesso di soggiorno – Rifugiato per motivi umanitari – Competenza del giudice ordinario – Discrezionalità del questore

Al Questore non è più attribuita alcuna discrezionalità valutativa in ordine all'adozione dei provvedimenti riguardanti i permessi umanitari, coerentemente con la definitiva attribuzione alle Commissioni di tutte le competenze valutative in ordine all'accertamento delle condizioni del diritto alla protezione internazionale.

Tribunale di Lecce – Prima sezione civile, Camera di Consiglio – Sentenza n. 1881 del 18 giugno 2013

In nome del Popolo Italiano

Il Tribunale di Lecce

sezione I civile in composizione collegiale ,in persona di:

dott.ssa Piera Portaluri Presidente dott.ssa

Rossana Giannaccari Giudice

dott.ssa Michela De Lecce Giudice rel.-est.

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n.6163/2008 R.G., TRA C.A., elettivamente domiciliato in Lecce presso lo studio dell'avv. Monica Colella, che lo rappresenta e difende in giudizio come da mandato a margine dell' atto di citazione, ATTORE

E

Ministero dell'Interno, in persona del Ministro p.t., elettivamente domiciliato in Lecce presso l 'Avvocatura distrettuale dello Stato, da cui è rappresentato e difeso, CONVENUTO

nonché P.M. in sede.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

CONCLUSIONI DELLE PARTI

I procuratori delle parti hanno concluso come da verbale di udienza del 15.1.2013.

Con atto di citazione notificato il 17.10.08 C.A., premesso di essere un cittadino del Sudan e, in particolare, della regione del Darfur e di essere giunto in Italia nel 2003, dopo essere fuggito nel 2002 dal proprio Paese a seguito dell'uccisione di parenti ed amici ad opera delle milizie musulmane, uccisione determinata dall'appartenenza della sua famiglia alla minoranza di religione cattolica, esponeva di avere richiesto il riconoscimento dello status di rifugiato, senza successo; tanto premesso, citava il Ministero dell'Interno, in persona del Ministro p.t., a comparire dinanzi a questo Tribunale, per sentire dichiarare il diritto di asilo ex art. l0 della Costituzione, con vittoria di spese e compensi di lite. Instaurato il contraddittorio, si costituiva il Ministero dell'Interno, che contestava le avverse deduzioni e pretese.

Acquisita varia documentazione ed assunta la prova testimoniale richiesta dall'attore, all'udienza del 15.1.2013 la causa è stata trattenuta per la decisione, previa concessione dei termini di cui all'art.l90 C.p.c ..

MOTIVI DELLA DECISIONE

La domanda può trovare accoglimento nei termini di seguito specificati.

Quanto all'art.10 della Costituzione, in precedenti pronunce di questo Tribunale si è affermata la sua portata precettiva immediata (cfr. Cass. S.D. n.4674/1997) e la diversità dello status di rifugiato (negato all'odierno istante con un provvedimento amministrativo che non è oggetto del presente giudizio) rispetto allo status di asilante: quest'ultimo non poteva essere inteso come meramente prodromico al riconoscimento dello status di rifugiato, ma come avente un contenuto più ampio del diritto ad ottenere il permesso di soggiorno temporaneo per la durata della relativa istruttoria, tenuto conto della diversa definizione letterale delle due posizioni soggettive, sicchè per l'asilo ex art. l0 Cost. sarebbe necessario accertare la provenienza da un Paese in cui sono compresse le libertà democratiche e l'effettività per lo straniero dell'impedimento dell'esercizio di tali libertà.

Sennonché, più di recente la Corte di Cassazione ha escluso il fondamento di simile interpretazione: già con la sentenza delle S.D. n.19393/09 e da ultimo con la sentenza n.1 0686/20 12, ha negato qualsiasi differenza tra la norma costituzionale e la disciplina complessiva della protezione internazionale, scaturente dal D.L.vo n.251/07 e dall'art.5 comma 6 del T.D. n.286/1998 (cioè il permesso di soggiorno per motivi umanitari), sostenendo che questa disciplina esaurisce l'ambito di operatività del diritto di asilo, che deve perciò intendersi interamente regolato ed attuato attraverso la stessa, sicchè non si scorge alcun margine di residuale diretta applicazione dell' art.l0 Cost..

E' evidente, allora, che se la condizione del soggetto non integra gli estremi del rischio di persecuzione o del pericolo di danno grave, ma comunque può ritenersi che nel suo Paese non gli venga consentito l'esercizio delle libertà democratiche, deve utilizzarsi solo il permesso di soggiorno per motivi umanitari (di cui si dirà subito) o ritenere che simile permesso debba essergli riconosciuto in adempimento di obblighi costituzionali od internazionali dello Stato italiano (art.5 comma 6 cit.).

Ciò comporta, allora, che la domanda formulata dall'istante ex art. l0 comma 3 Cost. si risolve e si esaurisce in quella di riconoscimento della protezione c.d. umanitaria. E' indubbio che, anche in una simile prospettiva, la prova che incombe sul richiedente deve riguardare non solo l'eventuale situazione generalizzata di oppressione all'interno del Paese di provenienza, ma anche l'obiettiva e grave compressione della sua sfera soggettiva in virtù di quella situazione generalizzata.

.5 comma 6 non definisce i seri motivi di carattere umanitario che limitano il potere di rifiutare o revocare il permesso di soggiorno: è ovvio che gli stessi si identificano facendo riferimento alle fattispecie previste dalle convenzioni internazionali che autorizzano o impongono al nostro Paese di adottare misure di protezione a garanzia dei diritti umani fondamentali e che trovano espressione e garanzia anche nella Cost. (art.2: diritti inviolabili dell'uomo).

Di conseguenza la posizione dello straniero assume consistenza di diritto soggettivo, rientrante nel novero dei diritti fondamentali. In tal senso, peraltro, si è espressa la Cass. a S.U., in particolare nella sentenza n.19393/09.

Di qui la giurisdizione del giudice ordinario (in passato attribuita al giudice amministrativo, per il carattere discrezionale della decisione del questore), evidenziandosi come la valutazione sulla sussistenza dei presupposti essenziali per siffatto permesso sia svolta dalla Commissione.

 

Sussiste la giurisdizione del giudice ordinario sull'impugnazione del provvedimento del Questore di diniego del permesso di soggiorno per motivi umanitari richiesto ex art. 5, comma 6, d.lg. 25 luglio 1998 n. 286, all 'esito del rigetto, da parte della Commissione territoriale competente, della domanda di riconoscimento dello status di rifugiato, in quanto, a partire dal 20 aprile del 2005, con l'entrata in vigore dell'art. 1 quater d.l. 30 dicembre 1989 n. 416, introdotto dall' art. 32 comma 1, lett. b, l. 30 luglio 2002 n. 189, le Commissioni territoriali sono espressamente tenute, quando non accolgano la domanda di protezione internazionale, a valutare, per i provvedimenti di cui all 'art. 5, comma 6, cit., le conseguenze di un rimpatrio alla luce degli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali.

Ne consegue che al Questore, a differenza che nel regime giuridico antevigente, non è più attribuita alcuna discrezionalità valutativa in ordine all 'adozione dei provvedimenti riguardanti i permessi umanitari, coerentemente con la definitiva attribuzione alle predette Commissioni di tutte le competenze valutative in ordine all'accertamento delle condizioni del diritto alla protezione internazionale, definitivamente affermata nell'art. 32 d.lg. 28 gennaio 2008 n. 25, di attuazione della direttiva Ce 2005/85 del 1 o dicembre 2005.» (Cass. S.U. n.11535/2009; cfr. pure S.U. n.19393/09).

Ciò posto, nel caso in esame in primo luogo si impone la considerazione che la situazione socio-politica del Sudan e, in particolare, del Darfur è ancora alquanto precaria e difficile, poiché caratterizzata da continui scontri tra gruppi armati e forze governative e da sistematici episodi di banditismo (cfr. le informazioni enucleabili dai siti internet come 'viaggiare sicuri' del Ministero degli Esteri), sicchè il contesto generale resta critico e gravemente insicuro per gli abitanti del Paese.

Per giunta, l'odierno istante ha fornito adeguato riscontro alla sua prospettazione, atteso che il teste C. Joseph ha confermato di avere appreso dal medesimo, nell'immediatezza del suo arrivo prima in Libia e poi a Lampedusa, la circostanza dell'uccisione dei suoi parenti e delle persecuzioni verso i cristiani, il che avvalora la condizione di grave pericolo personale che ha indotto l'attore a lasciare il Sudan.

Pertanto, si può accogliere la richiesta di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, ai sensi delle disposizioni contenute nell' art. 5 comma 6 ed anche nell' art. 19 comma 1 del D.L.vo n.286/1998, poiché è configurabile rispetto all'istante, alla luce della richiamata condizione personale e della descritta attuale situazione del Paese di origine, la concreta sussistenza di quei motivi umanitari che escludono il diniego di tale permesso, ed in particolare la ricorrenza di motivi politici e di condizioni personali e sociali idonei a comportare un serio pericolo di danno nei suoi confronti nell'ipotesi di rientro in quel Paese. Tenuto conto della natura delle parti e dell'avvenuta ammissione dell'istante al patrocinio a spese dello Stato, vanno compensate le spese processuali.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da C.A., con atto di citazione notificato il 17.10.08, nei confronti del Ministero dell'Interno, in persona del Ministro p.t., con l'intervento del P.M. in sede, così provvede:

accoglie la domanda per quanto di ragione e, per l'effetto,

dichiara il diritto dell'istante al rilascio del permesso di soggiorno in Italia per motivi umanitari;

compensa le spese.

Così deciso in Lecce, nella Camera di Consiglio del 23.5.2013.

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