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Pensioni - Importi percepiti in buona fede - Irrepetibilità - Normativa

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Nel caso in cui siano state riscosse rate di pensione risultanti non dovute, non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che l'indebita percezione sia dovuta a dolo dell'interessato. Si tratta quindi di valutare se, in relazione all'indebito siccome accertato, l'azione di ripetizione sia giustificata alla luce dell'animus dell'accipiens.

Tribunale di Leccce - Sezione Lavoro - Sentenza n. 11451 del 19 novembre 2012


 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI LECCE

Il Giudice del Lavoro Lorenzo H. Bellanova ha pronunciato, mediante pubblicazione del dispositivo e motivazione contestuale, la seguente

SENTENZA

nella causa in materia di previdenza e assistenza obbligatoria iscritta al n.3764.11 R.A.C.L promossa da:

R.D.D.S., con il proc. avv. Troso

contro

INPS

Parte ricorrente adiva questo Giudice chiedendo accertarsi l'irripetibilità dell'indebito (comunicato con ar del 16.11.10) sull'assegno IO in godimento in relazione al periodo 1.1.0330.6.09, trattandosi di importi di pensione percepiti in buona fede ex art.52 1.8889 ed ex art. 13 1.41291; il tutto con vittoria di spese da distrarsi alla difesa antistataria.

Fissata l'udienza di discussione, non si costituiva parte avversa.

Le prestazioni economiche per cui è causa costituiscono l'oggetto di obbligazioni (pubbliche) ex lege, in quanto nascono al verificarsi dei fatti previsti dalle norme.

Di conseguenza, i procedimenti amministrativi preordinati ad accertare tali fatti e, quindi, l'esistenza o l'inesistenza dell'obbligazione (originaria o sopravvenuta), ancorchè i detti fatti siano complessi ed il relativo accertamento abbia natura critica, cioè di giudizio, con l'opinabilità che contrassegna tutti i giudizi, rivestono natura meramente ricognitiva, funzionale all'attuazione dei rapporti obbligatoli, perciò escludendo la configurabilità di poteri amministrativi e di provvedimenti costitutivi degli effetti (giurisprudenza pacifica: vedi, per tutte, Cass., sez. un., 8 aprile 1975, n, 1261 e 24 ottobre 1991, n. 11329).

Pertanto il diritto nasce in coincidenza con l'insorgenza dei requisiti e non certo per effetto degli atti cd. di "concessione", come impropriamente talora denominati dalle norme; allo stesso modo, i cd. atti di revoca non sono altro che ricognizioni in ordine all'inesistenza originaria o sopravvenuta dell'obbligazione e non certo provvedimenti espressione della cd. "autotutela amministrativa", che è potere discrezionale di apprezzamento della confonnità della situazione all'interesse pubblico.

Che è quanto impone l'art. 38 Cost quando riconosce il "diritto" al mantenimento e all'assistenza sociale spettante ai cittadini inabili e sprovvisti dei mezzi necessari per vivere, nonchè quello alla previdenza per i lavoratori.

Pertanto, le prestazioni derivanti dalla solidarietà sociale non possono riconoscersi a coloro che non possiedono i requisiti previsti dalla legge per essere titolari del diritto, salvo eventuali puntuali deroghe (cfr. il D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, art. 9, comma 1, relativo alla rettificabilità degli errori commessi dall'Inail nell'attribuzione di prestazione entro il termine massimo di dieci anni).

In linea di massima, aUora, deve ritenersi l'operatività dell'art.2033 c.c.

lnvero, nel settore della previdenza e dell'assistenza obbligatorie si è affermato un principio di settore che esclude viceversa la ripetizione in presenza di situazioni di fatto in cui emerga la non addebitabilità al percipiente della erogazione non dovuta ed una situazione idonea a generare affidamento.

Infatti, l'art. 38 Cost. offre un ombrello costituzionale a detto principio nella misura in cui garantisce la soddisfazione di essenziali esigenze di vita della parte più debole del rapporto obbligatorio, altrimenti minata dalla indiscriminata ripetizione di prestazioni naturaliter già consumate in correlazione - e nei limiti - della loro destinazione alimentare [C. Cost. n. 39 del 1993; n. 431 del 1993].

Si tratta semmai di valutare se, in relazione all'indebito siccome accertato, l'azione di ripetizione sia giustificata alla luce dell'animus dell'accipiens.

L'art.52 della Legge 9 marzo 1989, n. 88 [Ristrutturazione dell'Istituto nazionale della previdenza sociale e dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro] recita:

Prestazioni indebite.

1. Le pensioni a carico dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, delle gestioni obbligatorie sostitutive o, comunque, integrative della medesima, della gestione speciale minatori, delle gestioni speciali per i commercianti, gli artigiani, i coltivatori diretti, mezzadri e coloni nonché la pensione sociale, di cui all'articolo 26 della legge 30 aprile 1969, n. 153, possono essere in ogni momento rettificate dagli enti o fondi erogatori, in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione, erogazione o riliquidazione della prestazione.

2. Nel caso in cui, in conseguenza del provvedimento modificato, siano state riscosse rate di pensione risultanti non dovute, non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che l'indebita percezione sia dovuta a dolo dell'interessato.

Il mancato recupero delle somme predette può essere addebitato al funzionario responsabile soltanto in caso di dolo o colpa grave."

L'art.13 della legge 30 dicembre 1991, n. 412 [Disposizioni in materia di finanza pubblica], poi, recita:

"Norme di interpretazione autentica.

1. Le disposizioni di cui all'articolo 52, comma 2, della L. 9 marzo 1989, n. 88, si interpretano nel senso che la sanatoria ivi prevista opera in relazione alle somme corrisposte in base a formale, definitivo provvedimento del quale sia data espressa comunicazione all'interessato e che risulti viziato da errore di qualsiasi natura imputabile all'ente erogatore, salvo che l'indebita percezione sia dovuta a dolo dell'interessato.

L'omessa od incompleta segnalazione da parte del pensionato di fatti incidenti sul diritto o sulla misura della pensione goduta, che non siano già conosciuti dall'ente competente,  consente la ripetibilità delle somme indebitamente percepite.

2. L'INPS procede annualmente alla verifica delle situazioni reddituali dei pensionati incidenti sulla misura o sul diritto alle prestazioni pensionistiche e provvede, entro l'anno successivo, al recupero di quanto eventualmente pagato in eccedenza.

3. L'articolo l, comma 2, della legge 21 marzo 1988, n. 93, si interpreta nel senso che la salvaguardia degli effetti giuridici derivanti dagli atti e dai provvedimenti adottati durante il periodo di vigenza del decreto-legge 9 dicembre 1987, n. 495, resta delimitata a quelli adottati dal competente ente erogatore delle prestazioni".

La Corte costituzionale, con sentenza 10 febbraio 1993, n. 39, ha dichiarato, è noto, l'illegittimità costituzionale del comma 1 appena richiamato, nella parte in cui è applicabile anche ai rapporti sorti precedentemente alla data della sua entrata in vigore o comunque pendenti alla stessa data.

In materia di dolo del beneficiario di prestazioni previdenziali, rilevante al fine di escludere l'irripetibilità delle somme indebitamente percepite sia a norma sia dell'art. 52 della l. n. 88 del 1989 sia a norma della disciplina introdotta dall'art. l, commi 260 - 265 della l. n. 662 del 1996, in passato la giurisprudenza ha ritenuto che la sottoscrizione di una dichiarazione non veritiera (ovvero la non sottoscrizione di un questionario da cui sarebbe emerso lo svolgimento di attività lavorativa all'estero) non fosse di per sè necessariamente prova definitiva ed insuperabile di una condotta dolosa, ma essa, in relazione alla natura degli adempimenti richiesti all'interessato e al suo tenore letterale, potesse dar luogo alla presunzione di una condotta consapevole e volontaria a fronte della quale incombe al pensionato l'onere di provare che il suo comportamento dipende da mera colpa e specificamente da una non completa e attenta valutazione delle circostanze che hanno determinato il suddetto comportamento [cfr. Cass. civ., Sez.lav., 18/1111999, n.12790].

Invero, in relazione al dolo del beneficiario, occorre osservarsi come tale stato soggettivo consista nella semplice consapevolezza della effettiva insussistenza del diritto, non richiedendosi, agli effetti di cui si tratta, che l'interessato abbia posto in essere comportamenti attivi diretti ad ingannare l'ente erogatore, ed essendo configurabile il dolo anche nel caso in cui il pagamento non dovuto sia stato effettuato per errore, pur se determinato da negligenza dell'ente. Pertanto, anche se la relativa prova è fornita prevalentemente, ma non necessariamente, da un comportamento fraudolento del beneficiario della prestazione, il dolo rileva, ove dimostrato, anche negli altri casi, come nella ipotesi di pagamenti di entità tale da rendere evidente l'esistenza di un errore e l'insussistenza del diritto del destinatario, oppure di pagamenti, a favore di soggetti di adeguata cultura ed esperienza, che siano privi di qualsiasi nesso con rapporti in essere o in via di attivazione [Cassazione civile, sez.lav., 03 febbraio 2004. n. 1978].

Ebbene, nella specie Inps non ha offerto elementi per ritenere vinta la presunzione di buona fede di parte ricorrente nel conseguimento delle prestazioni per cui è causa, considerato del resto che, a fronte di una non significativa variazione della situazione reddituale negli anni di riferimento, Inps solo nel 2010 ha accertato il superamento del limite reddituale: che è quanto per un verso prova la capacità di Inps di verificare la situazione reddituale di parte ricorrente e, per l'altro, offre risconto alla tesi attorea in merito all'allegato conseguimento della prestazione sul presupposto che l'erogazione fosse stata effettuata da Inps nella consapevolezza dei redditi percepiti dal ricorrente.

Né Inps ha provato una omessa o incompleta segnalazione da parte ricorrente di fatti incidenti sul diritto o sulla misura della pensione goduta.

Sussistono, comunque, gravi motivi per compensare tra le parti le spese di lite, alla luce del comportamento delle parti.

Pqm

Il Tribunale,

definitivamente pronunziando,

annulla

l'indebito per cui è causa, con condanna di Inps alla restituzione di quanto trattenuto a detto titolo oltre accessori ex lege.

Spese compensate.

Si dispone la trasmissione di copia della presente sentenza al Sig. Procuratore presso la Corte dei Conti territorialmente competente per le valutazioni di competenza.



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