Articoli&Commenti

18Ottobre2017

 60 visitatori online

Cerca Sentenze

Sito aggiornato:Venerdì 21 Luglio 2017, 07:01

SENTENZE PER TUTTI

 up direction
 down direction

Palpeggia una donna per la seconda volta - Mancanza di dolo in quanto la prima volta non vi è reazione

  • PDF

ll rapporto instauratosi tra la S. e l'imputato, nonché la mancanza di qualsivoglia reazione in occasione del primo palpeggiamento, possono avere indotto il medesimo a convincersi erroneamente che la donna fosse consenziente.

Tribunale di Brindisi - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari - Sentenza n. 111 del 24 giugno 2010

 

 

TRIBUNALE DI BRINDISI

UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice per le indagini preliminari dott.ssa Paola LIACI

all'Udienza Camerale del 04.03.2010 ha pronunziato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente

SENTENZA

nei confronti di :

M. F.

libero ­presente

IMPUTATO

Del delitto p. e p. dagli artt.81 e 609 bis c.p., per avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, costretto S. G. a subire atti sessuali, consistiti nel palpeggiarla all'improvviso sui glutei, con violenza consistita nella repentinità dell'azione.

Acc. in S., fino al Settembre 2008. Con querela del 26.09.2008.

DIFENSORE: avv. Antonio Trevisi di fiducia (foro BR) assente.

DIFENSORE: avv. Giampiero Iaia di fiducia (foro BR) presente, anche in sostituzione dell'avv. Trevisi.

LE PARTI HANNO COSI' CONCLUSO:

Il PM chiede la condanna ad anni 1 mesi 4 reclusione.

La difesa chiede il l'assoluzione perché il fatto non sussiste.

FATTO E DIRITTO

Con richiesta in data 06.03.2009 il Pubblico Ministero presso il Tribunale di Brindisi chiedeva l'emissione del decreto che dispone il giudizio nei confronti di M. F. per il reato in rubrica ascrittogli.

All'udienza preliminare in data 17.12.2009, l'imputato chiedeva la celebrazione del processo nelle forme del giudizio abbreviato.

Il giudice, ammesso il rito richiesto, rinviava, per la discussione, all'udienza del 04.03.2010.

In detta data, le parti concludevano come da verbale in atti.

In particolare si contestava all'imputato di avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, costretto S. G. a subire atti sessuali, consistiti nel palpeggiarla all' improvviso sui glutei, con violenza consistita nella repentinità dell' azione.

In Sandonaci, fino al settembre 2008. Con querela del 26.09.2008.

L'imputato partecipava al giudizio.

Dalle risultanze degli atti di indagine (tutti perfettamente utilizzabili stante la scelta del rito ed atteso il rispetto formale e sostanziale delle disposizioni processuali) ritiene il giudicante che l'imputato va assolto.

In data 26.09.2008 S. G. sporgeva formale denuncia querela nei confronti dell'indagato, riferendo che il medesimo, dal momento in cui prestava servizio in casa della madre per assisterla, con la scusa di spiegarle come attendere a detto compito, le si era avvicinato sempre più fisicamente, giungendo a palparle il sedere.

Prima di detto episodio, l'imputato le aveva rivolto "battute" relative al proprio desiderio sessuale nei suoi confronti.

La S. riferiva che in due circostanze il M. le aveva chiesto di fargli dei massaggi, in quanto aveva dei dolori alla spalla, e che lei aveva acconsentito.

In dette circostanze l'imputato la molestava rivolgendole le "solite battute" a sfondo sessuale.

La donna riferiva di avere parlato di detti episodi con la dottoressa S., sostituta del medico curante dell' anziana da lei assistita e che in una occasione detto medico si recò presso l'abitazione dell'anziana unitamente alla dottoressa S.

Nella circostanza, richiesta dai due medici, la S., alla presenza del M. riferiva di voler andare via in quanto si trovava male.

La parte offesa riferiva gli accadimenti anche a suo fratello, V. L.

Nel corso delle indagini venivano sentiti le dottoresse S. e S., il fratello della vittima, V. L. e la vittima stessa.

Ritiene il giudicante che le risultanze delle indagini offrano una chiave di lettura dubbia in ordine alla responsabilità di M. F. in ordine al reato ascrittogli.

In particolare, il reato di cui all'art. 609 bis sussiste, dal punto di vista oggettivo. nel comportamento di colui che, con violenza, costringe taluno a subire atti sessuali.

Oltre alla violenza che, nel caso di specie, sarebbe consistita nella repentinità dell' azione, elemento costitutivo della fattispecie è anche il dissenso della persona offesa, la cui assenza esclude la tipicità del fatto.

Inoltre, non è necessario che il dissenso della vittima si manifesti per tutto il periodo di esecuzione del delitto, essendo sufficiente che si estrinsechi all'inizio della condotta antigiuridica.

In merito a detto profilo, dalle risultanze degli atti e, in particolare, dalle stesse dichiarazioni della persona offesa, emerge che tra la medesima e l'imputato si era instaurato un rapporto di confidenza (o che, quantomeno all'imputato, tale sembrava), tanto che la S. aveva riferito al M. le sue “brutte esperienze (sessuali) avute in gioventù”.

La stessa parte offesa riferisce, poi, di avere praticato all' imputato due massaggi e, con riferimento ai "palpeggiamenti", nel verbale di sommarie informazioni del 12.12.2008 riferisce: "La prima volta, M. si è avvicinato ed ha appoggiato la sua mano destra sui miei glutei.

Ha premuto ed ha fatto scivolare la mano verso l'alto.

Io mi limitavo a spostarmi non dicendo nulla poiché imbarazzata.

La seconda volta, qualche giorno dopo, si metteva proprio dietro di me e ripeteva la stessa manovra.

Questa volta mi innervosivo e gli dicevo cosa stesse facendo.

Lui immediatamente si allontanava ... ".

Sono proprio le dichiarazioni rese dalla persona offesa che inducono a ritenere dubbia la sussistenza del reato, quantomeno sotto il profilo soggettivo.

In proposito, va evidenziato che nella fattispecie incriminatrice l' elemento soggettivo è costituito dal dolo generico, caratterizzato dalla volontà dell'atto sessuale, con la coscienza di tutti gli elementi essenziali del fatto: tra questi rientra anche il dissenso della persona offesa.

Il rapporto instauratosi tra la S. e l'imputato, nonché la mancanza di qualsivoglia reazione in occasione del primo palpeggiamento, possono avere indotto il medesimo a convincersi erroneamente che la donna fosse consenziente.

Detto convincimento, integrando gli estremi dell'errore sul fatto che costituisce reato, ex art. 47, comma I, c.p., esclude la punibilità dell'agente, in quanto esclude il dolo necessario per la sussistenza del reato.

Per tali ragioni l'imputato va assolto ai sensi del comma II dell'art. 530 c.p.p., apparendo dubbia la circostanza che il fatto costituisce reato.

In considerazione della relativa complessità delle ragioni della decisione e del particolare carico di lavoro del giudicante si rendeva necessaria l'indicazione di giorni 40 quale termine per il deposito della motivazione.

P.Q.M.

Il Giudice, dott.ssa PaolaLiaci

Visti gli artt. 442 e 53°, comma n, c.p.p., assolve M. F. dal reato al medesimo ascritto, perché il fatto non costituisce reato.

Assegna il termine di giorni quaranta per il deposito della motivazione.

Brindisi, lì 04 marzo 2010.

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Settembre 2011 12:39

Pubblicità

 

 

magiada1

 

 

ediltrulli

 

 

       

Per la tua pubblicità su questo sito

Omnibus Italia srl

393 2667877