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Ma quando la prestazione dell'insegnante di educazione fisica può dirsi non adempiuta o adempiuta in modo inesatto?

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Responsabilità P.A. – Infortunio scolastico – Ora di educazione fisica – Salto in lungo

Ma quando la prestazione dell'insegnante di educazione fisica può dirsi non adempiuta o adempiuta in modo inesatto?

Tribunale di Lecce – Avv. Elena Di Noi – Sentenza n. 453 del 1 febbraio 2017

TRIBUNALE DI LECCE

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Lecce, in persona del Giudice Onorario, alla pubblica udienza del 1 febbraio 2017, ha emesso la seguente

SENTENZA

nel giudizio civile n. 5205/2013 R.G., avente ad oggetto "Risarcimento Danni'' e vertente tra

M.D. e V.A. , quali genitori esercenti la potestà sulla figlia minore M.E., difeso dall'Avv. Giuseppina Granio,    Attore -

contro

MINISTERO dell'ISTRUZIONE, difeso dall'Avvocatura dello Stato, -     Convenuto -

nonché

Società REALE MUTUA di ASSICURAZIONI, difesa dall'Avv. Raffaele Plenteda, Terza chiamata

Fatto e Diritto

Con atto di citazione notificato in data 20.09.2013, M.D. e V.A., quali genitori esercenti la potestà sulla figlia minore M.E., convenivano in giudizio, dinanzi al Tribunale di Lecce, il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, in persona del Ministro in carica p.t., per ivi sentire accogliere le seguenti conclusioni:

1) Accertare e dichiarare che dell'infortunio occorso in data 6.04.2013 alla minore M.E., durante l'orario scolastico ed all'interno dei locali della scuola, è responsabile l'insegnante di educazione fisica della minore, nonché l'Istituto Scolastico "Leonardo Sciascia" e, quindi, per entrambi, in virtù del rapporto di immedesimazione organica, il convenuto Ministero;

2) Per l'effetto, condannare il convenuto Ministero della Pubblica , in persona del Ministro p.t., al pagamento, in favore dell'attore, dell'importo di € 15.113,75 o di quella diversa minore e/o maggiore somma che risulterà dovuta all'esito dell'espletamento della fase istruttoria, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dalla maturazione del credito sino all'effettivo soddisfo;

3) vittoria di spese, diritti ed onorari di lite, da distrarsi in favore del procuratore anticipatario.

Gli attori esponevano che in data 6.04.2013, durante l'ora di educazione di fisica, la loro figlia minore, M.E., frequentante la classe terza della Scuola Media Statale, subiva un infortunio.

In particolare, accadeva che la ragazza, nell'effettuare il salto in lungo, urtava contro il bordo della pedana, in cemento, e cadeva sulla attigua superficie ove era posizionata, a dire degli attori, una scarsa quantità di sabbia.

A seguito delle lesioni subite, la M. veniva trasportata presso il P.S. dell'Ospedale "SS. Annunziata" di Taranto, i cui sanitari le diagnosticavano una "Frattura tibia sinistra (meta epifìsaria prossimale composta)".

Risultati vani i tentativi di comporre la lite in sede extragiudiziale, gli attori adivano codesto Tribunale al fine di sentirsi riconosciuto il diritto al risarcìmento dei danni subiti dalla figlia minore Magliaro Emanuela.

Con comparsa di risposta   del   19.12.2013   si   costituiva   il Ministero dell'Istruzione, in persona del Ministro in carica, al fine di impugnare e contestare in toto le avverse difese e chiedere l'accoglimento delle seguenti conclusioni:

"I) Preliminarmente, autorizzare la chiamata in garanzia della compagnia          Ass.ne            Reale   Mutua Assicurazioni, in persona      del       legale rappresentante p.t., previo spostamento della prima udienza di comparizione;

2) rigettare la domanda per nullità ed indeterminatezza del petitum e della causa petendi;

3) in subordine, rigettare la stessa, perché infondata in fatto e diritto;

4) gradatamente, ridurne congruamente il quantum, previa eventuale CTU;

5) in ogni caso tenere indenne il Ministero e l'Amm.ne scolastica ex adverso convenute da ogni e qualsivoglia condanna cui andassero soggette nel presente giudizio, anche in ordine alle spese e competenze di lite, di cui dovrà interamente rispondere la citanda Compagnia ass.ce Reale Mutua Assicurazioni;

6) vinte le spese e competenze di causa".

Con comparsa di risposta dell' 8.07.2014 si costituiva altresì, la Reale Mutua Ass.ni, in persona del legale rappresentante p.t., la quale, previa integrale contestazione delle difese attoree, rassegnava le seguenti conclusioni: "

A) In via principale, rigettare la domanda attorea perché infondata in fatto ed in diritto per le ragioni specificate in narrativa;:

B) in via estremamente subordinata, ridurre la condanna in ragione del preponderante concorso fatto colposo della minore M.E., ulteriormente contenendola nei limiti dell'effettiva entità del danno alla persona subito, che sarà dimostrato in corso di causa e, in ogni caso, al netto dell'indennità già ricevuta da Società Reale Mutua di Assicurazioni (quale assicuratrice contro gli infortuni) e con l'esclusione delle spese mediche incongrue, del danno morale, nonché del cumulo tra interessi e rivalutazione monetaria;

C) con vittoria di spese e competenze di lite".

La causa veniva istruita mediante la produzione documentale, la prova testimoniale e la consulenza tecnica d'ufficio; quindi, all'odierna udienza, previa precisazione delle conclusioni, si perveniva alla definizione del giudizio ai se 1 dell'art. 281 sexies c.p.c.

La domanda proposta da M.D. e V.A., nella qualità in atti non può essere accolta per i seguenti motivi.

Appare opportuno, in primis , compendiare le risultanze delle prove orali in atti.

  1. La   teste F.M.O., insegnante   di educazione   fisica della M., ha dichiarato   quanto   segue:   "Il giorno   dell'infortunio   occorso all 'alunna   M.   nella   vasca   di   atterraggio del salto   in lungo vi era abbondante quantità di sabbia. Preciso, peraltro, che prima di far esercitare gli alunni ho provveduto a sistemare la sabbia all'interno della vasca in modo che ne sia molta nella zona di atterraggio. Provvedo anche a sistemarla tra un salto e l 'altro, perché l'alunno che salta sposta la sabbia. ...

Durante l'esercizio io ero vicina alla fossa seguendo da vicino ogni singolo salto che gli alunni facevano in successione, correggendo eventuali movimenti sbagliati ed effettuavo le misurazioni dei salti ....

L'infortunio è accaduto perché l'alunna dopo la rincorsa non ha effettuato la battuta e si è sbilanciata in avanti in maniera non coordinata, finendo nella sabbia, rotolando. Ovviamente, tutto ciò si è verificato in pochi attimi, sicchè non si poteva di certo intervenire per farla fermare . ...

Sia io che gli altri colleghi utilizziamo assiduamente lo stesso impianto del salto in lungo con tutte le classi e l'unico infortunio che si è verificato negli undici anni un cui ho prestato servizio presso la scuola è quello occorso all'alunna M." (cfr. dich. teste F., verb. ud. 27.01.2016).

La teste M.A., sorella di M.E., ha reso le seguenti dichiarazioni: "E ' vero che la palestra scoperta della Scuola Media Statale è in condizione di .abbandono e senza alcuna manutenzione.

È vero che la pedana del salto in lungo che si trova nella palestra ... è visibilmente mal ridotta e la pista di atterraggio è quasi priva della sabbia e i bordi in cemento sono privi di protezione.

Non ho assistito alla caduta della minore M.E." (cfr. dich. teste M.A., verb. ud. 27.01.2016).

La teste S.C., indifferente, ha dichiarato quanto segue: "Confermo che il 05.04.2013 la vasca del salto in lungo era corredata da materiale sabbioso nella parte preposta all'atterraggio successivo al salto",

In realtà, avevamo già fatto quell'esercizio nelle precedenti lezioni, allorquando la professoressa ci aveva dato le spiegazioni. Non ricordo se negli anni precedenti avessimo già fatto questa disciplina.

È vero che la professoressa seguiva da vicino ogni singolo salto eseguito da ciascun alunno in successione.

È vero che la professoressa correggeva eventuali movimenti sbagliati degli alunni. ...

È vero che la minore M. riportava un infortunio. ...

lo non ho visto la dinamica della caduta ..." (cfr. dich. teste S., verb. ud. 27.01.2016).

La teste S.C. ha reso dichiarazioni sostanzialmente conformi a quelle rese da S.C., non riferendo alcun ulteriore elemento rilevante a livello probatorio (cfr. dich. teste S., verb. ud. 9.03.2016).

Il teste P.P., indifferente, ha reso le seguenti dichiarazioni:

"non ho assistito all'infortunio occorso alla minore M.E. . ...

Posso confermare che la palestra scoperta presenta erba nella zona del salto in lungo che in realtà costituisce una zona di passaggio per accedere ai due campi di calcio e basket/pallavolo retrostanti.

Tanto posso riferire in quanto ho frequentato quell'istituto e poi sono amico del figlio del custode ...

Preciso che l'erba è presente anche sulla pista del salto in lungo.

Nella vasca sabbia ce n'è, ma non è praticabile perché è dura rispetto a come dovrebbe essere per lanciarsi senza farsi male.

I bordi di cemento della vasca non sono ricoperti di sabbia. Sono privi di protezione. ...

Ho frequentato la scuola media in questione dal 2004 al 2007 ... Né io né i miei compagni di classe abbiamo mai avuto infortuni.

Riconosco che le foto allegate al fascicolo di parte attrice raffigurano stato dei luoghi attuale della pista di salto in lungo" (cfr. dich. teste P., verb. ud. 13.04.2016).

Orbene, dall'istruttoria espletata nel corso del giudizio, può, senza dubbio, ritenersi provata la circostanza che M.E. il giorno 6.04.2013, nel corso dell'ora di educazione fisica, praticando un esercizio di salto in lungo, ha subito l'infortunio per cui è causa.

In merito alla responsabilità dell'accaduto, appare opportuno fare alcune brevi considerazioni.

La responsabilità per autolesioni, non è ricondotta dalla dottrina e giurisprudenza più recente alla previsione del 2048 e.e. (la norma fa letteralmente riferimento all'illecito cagionato dall'allievo ad un terzo e non a se stesso) ma piuttosto ad una forma di responsabilità generica ex art. 2043 c.c. o ad una responsabilità contrattuale da contatto sociale qualificato.

In particolare, si ritiene che l'obbligazione gravante sull'insegnante dipendente della scuola pubblica deriva da un contatto sociale con l'alunno: si tratterebbe di un rapporto contrattuale di fatto nascente tra insegnante ed alunno, che comporta l'impegno ad eseguire diligentemente la prestazione professionale legata all'insegnamento con conseguente affidamento dell'alunno sulla corretta esecuzione della stessa.

Aderendo a tale impostazione troverebbe applicazione la disciplina dell'art. 1218 c.c, in tema di responsabilità per inadempimento, con conseguente onere in capo all'insegnate di fornire la prova che l'inesatto adempimento della prestazione professionale è avvenuto per causa a lui non imputabile.

A sostegno di tale assunto si richiama la statuizione contenuta nella sentenza delle Sezioni Unite della Corte Suprema n. 9346 del 27 giugno 2002, secondo la quale "circa l'onere probatorio, nelle controversie instaurate per il risarcimento del danno da autolesione nei confronti dell'istituto scolastico e dell'insegnante, l'attore dovrà (quindi) soltanto provare che il danno si verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre sarà onere dei convenuti dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa a lor/ non imputabile".

La ripartizione dell'onere probatorio secondo la disciplina dell'art. 1218 c.c.             opera nel caso in cui l'obbligazione non sia stata adempiuta, e quindi presuppone l'inadempimento dell'obbligazione.

La ripartizione dell'onere probatorio è un problema che si pone successivamente all'inadempimento; l'inadempimento, in altri termini, costituisce elemento che va preliminarmente accertato.

Ma quando la prestazione dell'insegnante di educazione fisica può dirsi non adempiuta o adempiuta in modo inesatto?

Trattandosi di una obbligazione di mezzi e non di risultato troverà applicazione l'art. 2697 c.c.: occorre, quindi, verificare se l'insegnante ha diligentemente adempiuto alla prestazione professionale richiestagli, e tale accertamento va operato in concreto senza che possa essere presunto per il solo fatto che l'alunno ha riportato una lesione.

Affermare che nel caso di autolesione basta provare che la lesione si è verificata nell'ora di educazione fisica per presumere la responsabilità dell'insegnante, risulta essere un'affermazione inesatta, e del resto porre a carico dell'insegnante la prova dell'inesatto adempimento non imputabile e a carico dell'alunno la sola prova che la lesione è avvenuta nell'ora di educazione fisica, non costituirebbe applicazione del principio di vicinanza della prova.

Nell'ambito delle obbligazioni di mezzi, l'inadempimento coincide con il difetto di diligenza nell'esecuzione della prestazione, così che la prova è più «vicina» a chi ha eseguito la prestazione, tanto più che trattasi generalmente di una prova tecnica che solo il prestatore dell'opera professionale è in grado di offrire specificamente.

Nel caso di autolesioni riportate da un quindicenne a scuola durante l'esecuzione di un esercizio di ginnastica su indicazione dell'insegnate non s riscontra, al contrario, nessuna difficoltà probatoria tale da giustificare una presunzione di responsabilità a carico dell'insegnante.

La diligenza richiesta all'insegnante deve riguardare lo svolgimento della lezione e degli esercizi ginnici.

Nel caso concreto, dall'istruttoria espletata, è emerso in maniera univoca ed incontestabile, che la professoressa di educazione fisica avesse correttamente e diligentemente adempiuto la sua prestazione; invero, le alunne S. eS., hanno entrambe confermato la costante presenza della professoressa F. durante l'ora di ginnastica e, le stesse, hanno anche aggiunto che la docente seguiva da vicino l'esercizio di ogni alunno e di volta in volta, dopo ogni salto, risistemava il manto sabbioso nella buca.

È stato, altresì, provato che l'insegnante aveva, preliminarmente, reso edotti gli alunni delle regole di quella disciplina sportiva, e, prima di dare inizio ai salti, aveva fatto eseguire loro degli esercizi di riscaldamento e stretching; è, in fine, emerso, che l'insegnante era solita correggere eventuali movimenti scorretti degli alunni durante gli esercizi.

A parere della scrivente, nel caso di specie, la lesione auto procurata risulta frutto di una mera casualità, e l'unico modo per evitarla sarebbe stato impedire allo studente di svolgere l'attività fisica in parola: si finisce per cadere nell'assurdo, da questa angolazione prospettica, di richiedere all'insegnante proprio un comportamento che se realizzato avrebbe configurato un inadempimento.

Invero, a parere di questo giudice, anche alla luce della documentazione fotografica in atti, non può affermarsi che la condizione in cui versava la pista di salto in lungo della Scuola Media Statale, sia stata l'unica causa dell'infortunio occorso alla M.; al contrario, può, senza dubbio affermarsi che alcun addebito può essere mosso al Ministero convenuto dal momento che l'incidente subito dalla minore deve essere ricondotto a una sua disaccortezza certamente non prevenibile per la sua "repentinità e fatalità".

Stante la peculiarità della materia trattata, appare opportuno compensare interamente tra le parti le spese processuali.

P.Q.M.

Il Tribunale di Lecce, in persona del Giudice Onorario, definitivamente pronunciando nel presente giudizio, ogni altra istanza, deduzione ed eccezione disattesa, cosi dispone:

  1. Respinge la domanda attorea
  2. Compensa le spese di lite tra le parti
  3. dichiara provvisoriamente esecutiva la presente sentenza

Lecce, 1 febbraio 2017

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Febbraio 2017 08:44

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