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L'avvocato dello studio associato paga l'Irap

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L’esercizio in forma associata di una attività liberale costituisce circostanza di per sé idonea a far presumere l'esistenza di una autonoma organizzazione di strutture e di mezzi, nonché dell’intento di avvalersi della reciproca collaborazione e competenze, ovvero della sostituibilità nell’espletamento di alcune incombenze”.

Corte di Cassazione - Sezione Tributaria Civile - Sentenza n. 20499 del 6 ottobre 2011

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

Sezione Tributaria Civile

Ordinanza 

sul ricorso 19397/2009 proposto da

Agenzia delle Entrate                                                                                                                                                                  ricorrente

contro

C.S.                                                                                                                                                                                  controricorrente

avverso la sentenza n. 101/2008 della Commissione Tributaria Regionale di Milano del 24/10/2009, depositata il 12/12/2008.

 

 ................... omissis

 

La Corte;

-rilevato che, ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

"Con sentenza n. 101/20/08, la CTR della Lombardia rigettava l'appello proposto dall'Agenzia delle Entrate - Ufficio di Milano 1, avverso la sentenza di primo grado con la quale era stato accolto il ricorso proposto dall' avv. Giuseppe De Palma, nei confronti del silenzio rifiuto formatosi sull' istanza di rimborso dell' IRAP versata negli anni 2001, 2002 e 2003.

Il giudice di appello riteneva, invero, mancante  nel caso di specie il requisito essenziale per l'applicabilità dell'IRAP, costituito dall'abituale esercizio di un'attività autonomamente organizzata, diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi, per essere il D. inserito in uno studio legale associato.

Avverso la sentenza n. 101/20/08 ha proposto ricorso per cassazione l'Agenzia delle Entrate articolando due motivi, con i quali deduce la violazione e falsa applicazione dell' art. 2697 c. c. nonché l'insufficiente motivazione circa un fatto decisivo della controversia.

L'intimato ha replicato con controricorso.

Il ricorso appare manifestamente fondato, in relazione ad entrambe le censure.

Ed invero, l'impugnata sentenza fonda il rigetto dell'appello dell'Ufficio unicamente sul presupposto dell' inserimento del D. in uno studio legale associato, il che comporterebbe, ad avviso della CTR l'assenza del requisito dell'abituale esercizio di un'attività autonomamente organizzata, essenziale ai fini dell' applicabilità dell'IRAP.

Tale assunto si palesa, ad avviso della Corte, del tutto infondato.

Va rilevato , infatti, che l'esercizio in forma associata di un'attività liberale è circostanza di per sé idonea a far presumete l'esistenza di un'autonoma organizzazione di strutture e mezzi, nonché dell' intento di avvalersi della reciproca collaborazione e competenze, ovvero della sostituibilità nell'espletamento di alcune incombenze; sicché può ritenersi - salvo prova contraria da parte del contribuente - che il reddito prodotto non sia frutto esclusivamente della professionalità del singolo collaboratore (Cass. 24058/09, 15370/07).

Nel caso concreto, la TR ha escluso l'applicabilità dell'IRAP sulla base del mero dato dell'essere il D. collaboratore di uno studio legale associato, senza dare in alcun modo atto degli eventuali elementi di prova che potevano indurre l'organo giudicante a ritenere che il reddito dal medesimo prodotto non fosse in alcun modo ascrivibile all'organizzazione costituita dal predetto studio associato.

E ciò, in special modo a fronte delle allegazioni dell'Ufficio dettagliatamente riportate nel ricorso - secondo cui il D. I ‘aveva percepito redditi cospicui dallo studio associato, con indicazione specifica degli elementi dai quali tale elevata redditualità, imputabile all’organizzazione, poteva desumersi.

Di conseguenza, il ricorso può essere deciso in camera di consiglio, ai sensi dell'art. 375, co. 1 c.p.c.

-che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti;

-che non sono state depositate conclusioni scritte dal p.m., mentre ha depositato memoria l'intimato;

considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione, senza che a diversa conclusione siano idonee ad indurre le argomentazioni svolte nell'anzidetta memoria.

Ed invero, va ulteriormente ribadito che l'esercizio in forma liberale di un'attività associata costituisce una circostanza di per sé idonea a far presumere l'esistenza ai fini dell' applicabilità dell'IRAP di un'autonoma organizzazione, presupposto essenziale dell'imposta, ed a far escludere in difetto, come nel caso di specie, di elementi di prova di segno contrario che il reddito sia prodotto esclusivamente per effetto della professionalità del singolo collaboratore.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione;

accoglie il ricorso; cassa l'impugnata sentenza e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente; condanna l’intimato al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in € 1. 000, 00, oltre spese prenotate a debito; dichiara compensate le spese dei gradi di merito.

Cosi deciso in Roma, il 5.7.11

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