Articoli&Commenti

16Novembre2018

 134 visitatori online

Cerca Sentenze

Sito aggiornato:Venerdì 21 Luglio 2017, 07:01

SENTENZE PER TUTTI

 up direction
 down direction

Esercizio ginnico della cavallina - Tappetino non adeguato - Responsabilità contrattuale dell'istituto scolastico - Macrolesione - Danno morale non provato

  • PDF

Nel caso di danno cagionato dall'alunno a se stesso, la responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante non ha natura extracontrattuale, bensì contrattuale, atteso che l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione del!'allievo alla scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge a carico dell 'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danno a se stesso.

Tribunale di Lecce - Sentenza n. 1959 dell'11 settembre 2012

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI LECCE

in composizione monocratica, in persona del Giudice dott.ssa Michela De Lecce, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta nel ruolo generale sotto il numero d'ordine 798/2003,

TRA

S.A., con gli avv.ti Giuseppe De Sario e Francesco Saullo,

ATTRICE

E

Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., ed Istituto di Istruzione Secondaria Superiore 'Cataldo Agostinelli' di Ceglie Messapica, in persona del Dirigente scolastico, con l'Avvocatura distrettuale dello Stato,

CONVENUTI

 

NONCHE'

Compagnia di Assicurazioni Generali s.p.a., in persona del l.r.p.t., con l'avv. Francesco Caroli Casavola,

TERZA CHIAMATA IN CAUSA

All'udienza del 31.1.2012, la causa è stata introitata per la decisione sulle conclusioni dei procuratori costituiti rassegnate a verbale, previa concessione dei termini di cui all'art. 190 C.p.c.

FATTO E DIRITTO

Preliminarmente si evidenzia che la presente sentenza viene redatta ai sensi dell'art. 132 comma 2 n.4) c.p.c., così come modificato dalla legge n.69/09.

La domanda ha per oggetto l' accertamento della responsabilità dei convenuti nella causazione dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dall'attrice, a seguito della caduta avvenuta nella palestra della scuola il 29.1.2001, durante l'ora di educazione fisica, ed in particolare in occasione dell'esercizio della cavallina, effettuato senza il preventivo riscaldamento muscolare e la necessaria preparazione; con la condanna dei convenuti al relativo risarcimento e con vittoria di spese e compensi di lite.

Costituitisi, il Ministero e l'Istituto scolastico hanno contestato le avverse deduzioni e pretese, chiedendo il rigetto della domanda; hanno comunque chiesto ed ottenuto di chiamare in causa la Generali Assicurazioni s.p.a., a fini di manleva, la quale pure si è costituita.

La causa è stata istruita con l'acquisizione della documentazione prodotta e con l'assunzione della prova orale per come ammessa, nonché con l'espletamento di una C.t.U. medico-legale.

Premesso che non è in discussione il fatto materiale verificatosi, cioè la caduta della S. all'esito di un esercizio alla cavallina, durante l'ora di Educazione fisica, va rilevato che «nel caso di danno cagionato dall'alunno a se stesso, la responsabilità dell'istituto scolastico e dell 'insegnante non ha natura extracontrattuale, bensì contrattuale, atteso che - quanto all'istituto scolastico - l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione del!'allievo alla scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge a carico dell 'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danno a se stesso; e che - quanto al precettore dipendente dell'istituto scolastico - tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell'ambito del quale l'insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l'allievo si procuri da solo un danno alla persona. Ne deriva che, nelle controversie instaurate per il risarcimento del danno da autolesione nei confronti dell'istituto scolastico e dell'insegnante, è applicabile il regime probatorio desumibile dall'art. 1218 c.c., sicché, mentre l'attore deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, all'altra parte incombe l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile nè alla scuola nè all'insegname.» (Cass. S.D. n.9346/2002). In tal senso, peraltro, si esprime tutta la giurisprudenza successiva, di legittimità e di merito (cfr., tra le altre, Trib. Milano 19.1.04, Trib. Ancona 19.9.05, Trib. Milano 15.10.05, Cass. n. 244S6/05, Trib. Salerno 4.1.07, Trib. Milano 3.4.08, Trib. Milano 18.3.09, Trib. Bari 24.4.09).

Su tali premesse, allora, poiché la prospettazione in fatto della vicenda resta identica, è possibile operare una riqualificazione giuridica della pretesa attorea, riconducendola all'ambito della responsabilità contrattuale dei convenuti, nonostante l'originaria invocazione della fattispecie di cui all'art. 2048 C.C.

Ciò comporta, quanto all'onere probatorio, che l'istante deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre l'altra parte deve dimostrare che l'evento è stato cagionato da una causa non imputabile né alla scuola né all'insegnante (cfr. la giurisprudenza sopra riportata).

Orbene, dalla prova testimoniale assunta emerge che, durante la lezione di educazione fisica di che trattasi, il docente ha fatto eseguire ai discenti degli esercizi di riscaldamento e quindi ha spiegato loro, oralmente, le modalità di espletamento dell'esercizio della cavallina, sistemando, nelle immediate vicinanze dell'attrezzo, un tappetino di quelli utilizzati per gli addominali, al fine di attutire l'impatto dell'urto a terra degli arti.

L'assunto dell' attrice, espresso nel cono del suo interrogatorio formale, secondo cui la medesima sarebbe stata affetta da tendinite e perciò non in grado di effettuare l'esercizio in questione, cui si sarebbe sottoposta solo per non contraddire l'autoritario professore, è rimasto, in verità, privo di riscontro obiettivo, ed appare comunque poco verosimile: infatti, da un lato, il C.t.U. non ha appurato alcuna pregressa patologia significativa, idonea ad incidere in qualche modo sull'evento per cui è causa; dall'altro, davvero non si comprende per quale 'sadica' ragione un professore imponga o pretenda a tutti i costi l'esecuzione di un esercizio, se l'alunna non è nelle condizioni fisiche di espletarlo.

Ciò nondimeno, devono ravvisarsi gli estremi della responsabilità dei convenuti, atteso che, dimostrata dall' attrice la, peraltro non contestata, verificazione dell'evento nel corso dell'orario scolastico e dello svolgimento della lezione di educazione fisica, e dunque soddisfatto dalla medesima il relativo onere probatorio, i primi non hanno invece fornito sufficiente dimostrazione della riconducibilità dell' evento ad una causa non imputabile alla scuola.

Sicuramente la Saracino si è fatta male perché è caduta male, perché ha messo male il piede arrivando, dopo il volteggio, sul tappetino.

Ma i convenuti avrebbero dovuto provare l'asserito carattere fortuito di simile evento, previa dimostrazione della sussistenza di tutte le condizioni e di tutti i requisiti per il corretto svolgimento dell'esercizio, che per giunta era la prima volta che veniva eseguito dalla classe, ed in particolare della adeguatezza delle spiegazioni offerte dal docente sulle sue modalità, della sufficienza del preventivo riscaldamento, della idoneità di quel o di quei tappetini usati, che invece - stando alle dichiarazioni rese da tre degli alunni dell' epoca, presenti nell' occorso - erano destinati ad altra funzione, erano sottili e comunque non imbottiti e perciò inadatti ad attutire l'urto.

Nulla di tutto ciò risulta fornito dal Ministero e dall'Istituto, che si sono limitati a dedurre la riferibilità al fortuito della caduta della Saracino e delle sue conseguenze, così non adempiendo in maniera efficace all'onere probatorio sui medesimi incombente.

Di qui l'accoglimento della domanda nell'an.

In ordine al quantum, sotto il profilo patrimoniale l'attrice ha prodotto documentazione attestante le spese mediche sostenute, pari a complessivi euro 156,32, la cui congruità è stata confermata dal c.t.u.

Detta somma, costituendo un debito di valore, deve essere rÌvalutata secondo indici Istat e sugli importi anno per anno rivalutati e vanno applicati, dalla data del sinistro, gli interessi al tasso legale.

Sotto il profilo non patrimoniale, la domanda è stata articolata nelle due classiche voci del danno alla persona, c0stituite dal c.d. danno biologico e danno morale.

In proposito, non si può non ricordare l'intervento delle Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n.26972/08, con cui è stato affermato che il danno non patrimoniale, previsto dall'art. 2059 c.c., è categoria generale non suscettibile di suddivisione in sottocategorie variamente denominate e si identifica con il danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, l'ambito della cui risarcibilità si ricava dalla individuazione delle norme che prevedono siffatta tutela, posto che trattasi di danno caratterizzato da tipicità e dunque risarcibile solo nei casi determinati dalla legge e nei casi in cui la lesione abbia riguardato specifici diritti inviolabili della persona riconosciuti dalla Costituzione.

In simile prospettiva, allora, le tradizionali distinzioni tra danno morale, danno biologico, danno esistenziale, danno da perdita del rapporto parentale ecc. non corrispondono ad autonome ipotesi di danno risarcibile, bensì svolgono una funzione meramente descrittiva del tipo di pregiudizio subito dal soggetto che gli ha cagionato, per l'appunto, un danno non patrimoniale.

E così la formula ' danno morale' «descrive, tra i vari possibili pregiudizi non patrimoniali, un tipo di pregiudizio costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal reato in sé considerata. Sofferenza la cui intensità e durata nel tempo non assumono rilevanza ai fini della esistenza del danno, ma solo della quantlfi'cazione del risarcimento . ..... E' solo a fini descrittivi che ... nel caso di lesione del diritto alla salute (art.32 Cost.), si impiega un nome parlando di danno biologico. Ci si riferisce in tal modo ad una figura che ha amto espresso riconoscimento normativo negli artt.138 e 139 d-lgs. n.209/2005, recante il Codice delle assicurazioni private, che individuano il danno biologico nella "lesione temporanea o permanente all 'integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale che esplica un 'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di reddito ", e ne danno una definizione suscettiva di generale applicazione, in quanto recepisce i risultati ormai definitivamente acquisiti di una lunga elaborazione dottrinale e giurisprudenziale. .. .. In tale senso, e cioè come mera sintesi descrittiva, vanno intese le distinte denominazioni (danno morale, danno biologico, danno da pel'dita del rapporto parentale) adottate dalle sentenze gemelle del 2003, e recepite dalla sentenza 17.233/2003 della Corte Costituzionale.».

E' evidente, alla luce di quanto fin qui richiamato della sentenza in esame, che deve considerarsi un'unica categoria di danno, rispetto alla quale tali 'voci' servono soltanto a descrivere i possibili profili dell'unico ed unitario pregiudizio prospettato, nella consapevolezza che, in ogni caso, è fondamentale ed imprescindibile la prova di tale pregiudizio da parte del soggetto onerato, cioè del danneggiato.

Orbene, nella specie la S. ha sicuramente provato di avere ricevuto una effettiva lesione dell'integrità psico-fisica, medicalmente riscontrabile ed in effetti riscontrata, oltre che dalla documentazione prodotta, dalla c.t.u. espletata.

Invece, nessuna prova concreta è stata obiettivamente fornita in ordine al c.d. danno morale, che è rimasto privo di qualsivoglia riscontro probatorio, né, per la concreta entità del pregiudizio di che trattasi, può ritenersi sussistente in via logico-presuntiva.

Pertanto, alla luce delle risultanze della e.t.u., deve rilevarsi che l'odierna istante ha subito, a seguito del sinistro in questione, che le ha cagionato una 'frattura bimalleolare esposta con lussazione esposta tibiotarsica destra', un'i.t.t. di 100 giorni ed un'i.t.p. al 50% di 150 giorni ed al 25% di 150 giorni, mentre i postumi permanenti sono quantificabili nel 18%; non è risultata alcuna particolare incidenza sulla capacità lavorativa (né è stato dedotto quale sia quella specifica).

Ciò significa che va riconosciuto in suo favore un risarcimento pari ad euro 9.171,50 per l'i.t. e ad euro 40.000,00 per l'i.p. (il primo calcolo si fonda sull'attuale quantificazione del valore giornaliero dell'i.t., il secondo sulla liquidazione delle c.d. macropermanenti già applicata in questo distretto ed equitativamente aggiornata, posto che l'attrice non ha richiesto l'applicazione delle c.d. tabelle milanesi: Cass. n.12408/2011).

Tali importi, essendo determinati all'attualità" devono essere devalutati fino alla data del sinistro e SUlla somma anno per anno rivalutata vanno quantificati gli interessi legali (Cass. S.u. n. 1712/1995).

L'accoglimento della domanda comporta, dunque, la condanna dei convenuti, che però vanno tenuti indenni dalla Compagnia assicurativa chiamata in causa rispetto alle somme dovute alI' attrice a titolo di risarcimento del danno subito, non essendo in discussione la sussistenza della copertura assicurativa ed il consequenziale obbligo della Società.

Le spese processuali, liquidate nel dispositivo, seguono il criterio della soccombenza, così come quelle della espletata c.t.u.

P.Q.M.

il Tribunale di Lecce in composizione monocratica, in persona del Giudice dott.ssa Michela De Lecce, definitivamente pronunziando sulla domanda proposta da S.A., con atto di citazione notificato l' 11.2.2003, nei confronti del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., e dell'Istituto di Istruzione Secondaria Superiore 'Cataldo Agostinelli' di Ceglie Messapica, in persona del Dirigente scolastico, con la chiamata in causa della Compagnia di Assicurazioni Generali s.p.a., in persona del l.r.p.t., così provvede:

accoglie la domanda e, per l'effetto, dichiara i convenuti obbligati e li condanna al pagamento, in favore dell'attrice, della complessiva somma di euro 49.327,82, oltre rivalutazione mondaria ed interessi legali nei termini di cui in motivazione;

condanna la Generali s.p.a., In persona del l.r.p.t., a tenere indenni i convenuti delle somme dovute alla Saracino;

condanna i convenuti al pagamento, in favore dell'attrice, delle spese processuali, che liquida in euro 464,00 per spese vive, euro 2.500,00 per diritti, euro 3.000,00 per onorario, oltre accessori come per legge, salvo l'obbligo di manleva della Compagnia assicurativa;

pone a carico dei medesimi convenuti le spese di c.t.u.

Lecce, 20.6.2012

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Settembre 2012 07:53

Pubblicità

 

 

magiada1

 

 

ediltrulli

 

 

       

Per la tua pubblicità su questo sito

Omnibus Italia srl

393 2667877