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Codice delle Assicurazioni - Domanda risarcitoria incompleta - Improcedibilità, inammissibilità e improponibilità

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 REPUBBLICAITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL GIUDICE DI PACE DI CAMPI SALENTINA

Avv. Franco Giustizieri ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al numero del ruolo generale indicato a margine, avente  oggetto pure a margine indicato, discussa e passata in decisione sull'eccezione di improcedibilità all'udienza del 26.02.2013, promossi da: R.G., rappresentata e difesa dall'avv. Alessandro Ruggeri;

Attore -

CONTRO

Allianz Ass.ni spa, in persona del legale rappresentante p.t., designata FGVS con l'avv. Piergiorgio Provenzano;

convenuta -

*******

All'udienza del 26.02.2013 la causa era riservata per la decisione sulle conclusioni delle parti come a verbale.

Le parti provvedevano al deposito di note conclusionali.

Svolgimento del processo

Omissis ai sensi del comma 17 dell'art. 45 della Legge 69/09.

Motivi della decisione

La domanda non può essere esaminata nel merito, mancando la condizione di proponibilità prevista dall'art. l45, comma l, C.d.a.

Detto articolo (superando il vecchio art. 22 L. 990/69) prevede che l'azione per il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti può essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni, ovvero novanta in caso di danno alla persona, decorrenti da quello in cui il danneggiato ha chiesto all'impresa di assicurazione del responsabile del danno il risarcimento del danno, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, anche se inviata per conoscenza, avendo osservato le modalità ed i contenuti previsti ali'articolo 148.

L'art. 148 cit. stabilisce che, per i sinistri con soli danni a cose, la richiesta di risarcimento "deve essere corredata dalla denuncia secondo il modulo di cui all'articolo 143 e recare l'indicazione del codice fiscale degli aventi diritto al risarcimento e del luogo, dei giorni e delle ore in cui le cose danneggiate sono disponibili per l'ispezione diretta ad accertare l'entità del danno, mentre per i sinistri con danni alla persone essa deve contenere "l'indicazione del codice fiscale degli aventi diritto al risarcimento e la descrizione delle circostanze nelle quali si è verificato il sinistro ed essere accompagnata, ai fini dell'accertamento e della valutazione del danno da parte dell'impresa, dai dati relativi all'età, all'attività del danneggiato, al suo reddito, all'entità delle lesioni subite, da attestazione medica comprovante l'avvenuta guarigione con o senza postumi permanenti, nonché dalla dichiarazione ai sensi dell'articolo 142, comma 2, o, in caso di decesso, dallo stato di famiglia delìa vittima" (dichiarazione attestante che lo stesso ha ovvero non ha diritto ad alcuna prestazione da parte di istituti che gestiscono assicurazioni sociali obbligatorie).

Il dato testuale delle norme sopra esaminate é tale da doversi subito escludere che possa ritenersi attualmente applicabile la consolidata interpretazione giurisprudenziale formatasi in ordine alla previgente disciplina, interpretazione secondo la quale doveva ritenersi sufficiente, ai fini della proponibilità della domanda giudiziale, la previa formulazione della richiesta risarcitoria alla impresa di assicurazione ancorché tale richiesta fosse priva delle indicazioni, normativamente prescritte, necessarie a consentire alla destinataria di valutare la fondatezza, sia in ordine  all'an che in ordine al quantum di essa, e quindi effettuare, in caso positivo, l'offerta risarcitoria.

Detta interpretazione trovava infatti il suo fondamento in due ragioni venute meno con la modifica normativa in esame.

In particolare la prima ragione era rinvenuta nel fatto che l'art. 22 L. 990/1969 che stabiliva testualmente che "l'azione per il risarcimento di danni può essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni da quello in cui il danneggiato abbia chiesto all'assicuratore il risarcimento del danno a mezzo di lettera raccomandata" - non prevedeva che detta richiesta avesse alcun contenuto specifico, né rinviava all'art. 3. L. 39/1977, il quale invece stabiliva che la richiesta risarcitoria dovesse contenere (al fine del verificarsi della mora dell'assicuratore e dell'applicazione a quest'ultimo delle sanzioni amministrative per la omissione o in ritardo dell'offerta) le indicazioni e i documenti, ivi elencati, necessari per consentire all'impresa di assicurazione di effettuare le proprie valutazioni in ordine alla richiesta.

Detta ragione non può più essere riproposta con riguardo alla normativa attuale, atteso che, come sopra riportato, l'art. 145 cit., rubricato "Proponibilità dell'azione di risarcimento", rinvia espressamente, quanto alle "modalità e al contenuto della richiesta risarcitoria da effettuarsi ai fini della procedibilità dela domanda, agli artt. 148, 149 e 150 c.d.a.

Nemmeno la seconda ragione - incentrata sul "rilievo che, estendendo quella sanzione anche all'inadempimento delle formalità previste dalla L. n. 39 del 1977, artt. 3 e 5 sia pure nell'attuale formulazione, verrebbe a crearsi un'inammissibile disparità di trattamento in pregiudizio delle vittime di incidenti stradali con soli danni alle cose o con lesioni personali lievi, che, a differenza degli altri danneggiati, sarebbero sottoposti ad un maggior onere di allegazione, non previsto per i sinistri più gravi, prima di poter promuovere l'azione risarcitoria" (cfr. Cass. 3587/2007) - conserva l'attualità, atteso che il contenuto e le modalità tipiche della richiesta risarcitoria sono ormai previste anche nel caso di lesioni gravi e di decesso.

L'abbandono dell'orientamento sopra esposto appare poi inevitabile ove si proceda alla interpretazione letterale, teleologica e costituzionalmente orientata delle norme de quibus, operazione ermeneutica che conduce a ritenere che il rispetto del contenuto e delle modalità normativamente prescritte per la richiesta risarcitoria stragiudiziale incida sulla proponibilità della domanda ed in particolare che quest'ultima debba essere esclusa ove le omissioni, tenuto conto anche delle caratteristiche del caso concreto, siano tali da non consentire alla destinataria di valutarne la fondatezza e di procedere, dunque, a formulare l'offerta od il rifiuto motivato di essa, ossia siano tale da non consentire il raggiungimento dello scopo per il quale cui dette indicazioni e documenti sono imposti dalla legge.

Quanto al dato letterale si evidenzia che l'art. 145 cit. stabilisce che il termine di proponibilità decorre, non già dal semplice invio della richiesta, bensì dal giorno "in cui il danneggiato abbia chiesto .... il risarcimento ... avendo osservato le modalità ed i contenuti previsti dagli articoli 149 e 150" completa della documentazione medica attestante la guarigione.

Al contrario nella nota a firma del difensore del 22.09.2011 non si fa riferimento alla relazione medica attestante i

postumi, con la conseguenza che la compagnia non poteva gestire il sinistro.

Quanto alla ratio legis va osservato che la funzione della condizione di procedibilità in esame é, fin dalla disciplina previgente, quella di favorire in detta materia - non soltanto nell'interesse privato del danneggiato, ad ottenere un rapido ristoro del danno, e dell'assicuratore, a contenere, eliminando le spese processuali, i costi del risarcimento, ma anche, e soprattutto, nel duplice interesse pubblico al contenimento premi assicurativi e della riduzione del carico processuale – la definizione stragiudiziale della lite e di scoraggiare la celebrazione di processi superflui, nonché di bilanciare il diritto di difesa del danneggiato, comprensivo del diritto di agire in giudizio, con il diritto di difesa della impresa di assicurazione, il quale, come con chiarezza la Corte Costituzionale ha avuto modo di evidenziare (ord. 251/2003) é "comprensivo anche del diritto a non essere inutilmente chiamato in giudizio" .

Poiché la interpretazione giurisprudenziale formatasi sotto la disciplina previgente, fondata sul mancato rinvio del vecchio art. 22 alle norme prescrittive del contenuto della richiesta, aveva di fatto fortemente svuotato detto istituto, riducendo la C.d. messa in mora ad un adempimento meramente formale, inidoneo a realizzare la propria funzione, la modifica normativa in esame, impositiva (attraverso l'espresso richiamo agli artt. 148, 149 e 150 cit.) di tale contenuto ai fini della procedibilità della domanda, appare chiaramente finalizzata a non consentire più la suddetta interpretazione, dando pienezza di efficacia all'istituto de quo.

Entrambi i criteri ermeneuti esperiti inducono, dunque, a ritenere che la incompletezza della richiesta, che la renda in idonea allo scopo sopra detto, non consente il decorso del termine di procedibilità, tanto valga anche per la mancata collaborazione dei danneggiati/creditori che non ritenevano doveroso collaborare con la compagnia al fine di favorire l'istruttoria stragiudiziale .

A tale conclusione appare obbligata ove si tenga conto, da un lato, dell'obbligo della buona fede e correttezza, posto dall'art. 1175 c.c. a carico (anche) del creditore e dunque a carico (anche) del danneggiato e, dall'altro, del principio del giusto  processo sancito dall'art. 111 cost., così come interpretati e valorizzati dal recente e condivisibile orientamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

Quanto al primo profilo, ricordato che l'obbligo di correttezza e buona fede avente, trovando fonte nel "dovere inderogabile di solidarietà di cui all’art. 2 Cost. " (Cass. S.D. 23726/2007), rango costituzionale - impone "a ciascuna delle parti del rapporto obbligatorio, il dovere di agire in modo da preservare gli interessi dell'altra" (cfr. Cass. 23273/2006), e che esso costituisce strumento, per il giudice, atto a garantire il "giusto equilibrio degli opposti interessi" (Cass. S.D. 23726/2007), non solo nell'ambito del rapporto sostanziale, ma anche nel rapporto processuaie, va ritenuto conforme a tale dovere costituzionale la proposizione di una domanda giudiziale preceduta da una richiesta stragiudiziale inidonea a consentire alla impresa debitrice di valutarne la fondatezza e, quindi, di adempiere spontaneamente.

Quanto al secondo profilo, ritenuto che il processo non può essere considerato "giusto" ove "fruito di abuso, appunto, del processo, per esercizio dell'azione in forme eccedenti, o devianti, rispetto alla tutela dell'interesse sostanziale, che segna il limite, oltreché la ragione dell'attribuzione, al suo titolare, della potestas agendi.", nonché, a maggior ragione, ove l'esercizio dell'azione appaia necessario per la soddisfazione dell'interesse sostanziale sottostante, " affermarsi che contrasta con l'art. 111 cost. la proposizione della domanda giudiziale di risarcimento danni che non sia preceduta dalla previa realizzazione della fase stragiudiziale nel rispetto non solo formale ma anche sostanziale (ossia del contenuto della richiesta) della normativa vigente in materia, ove la violazione di detta normativa sia tale da non consentire alla impresa di assicurazione di procedere alle valutazioni di cui sopra e tale, dunque, da doversi ritenere "inutile" (per usare il termine utilizzato dalla Corte Costituzionale nella ordinanza n. 1/2003), la successiva chiamata in giudizio della suddetta impresa e l'intero processo instaurato con tale domanda.

Ciò posto, deve osservarsi che, dopo una messa in mora incompleta, e richiesta di integrazione, la compagnia che non riceva i dati richiesti sia ancora in termini.

Premesso quanto sopra in diritto, in fatto si osserva che, nel caso di specie, in violazione della prescrizione suddetta, non avendo l'attore inviato la relazione medica la domanda è improcedibile.

Deve dunque ritenersi che la compagnia convenuta non è stata messa in condizioni di accertare e quantificare il danno patito, ragione per la quale la domanda va ritenuta improponibile.

Dalla soccombenza deriva la giusta condanna al1e spese di giudizio in favore delle parte convenuta e alla ctu medica, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace di Campi Salentina, nella persona dell'avv. Franco Giustizieri, definitivamente decidendo sulle eccezioni preliminari di improcedibilità sulla domanda introdotta con atto di citazione da R.G. nei confronti di Allianz Ass.ni spa, in persona del legale rappresentante p.t., ogni contraria istanza e deduzione reietta così decide:

1) Dichiara la domanda improcedibile, inammissibile ed improponibile per violazione delle norme contenute al Codice delle Assicurazioni;

2) Per l'effetto, condanna l'attore al pagamento in favore della compagnia delle spese di giudizio, che tassa e liquida, in € 485,00 di cui. € 85,00 per spese, € 400,00 per competenze di avvocato oltre spese generali, IVA e CAP come per legge;

3) Condanna l'attore al pagamento delle spese di CTU medica liquidate come da decreto in atti in favore del nominato perito;

4) Rigetta ogni altra eccezione, deduzione e conclusione;

5) Sentenza esecutiva ex lege.

Così deciso in Campi Salentina, li 26.02.2013

Ultimo aggiornamento Martedì 30 Aprile 2013 19:33

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