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Abuso edilizio – Costruzione di tettoia – Natura pertinenziale

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L'intervento edilizio in questione non imponeva il rilascio di un titolo concessorio, e ciò attesa la modesta entità della superficie e le caratteristiche di altezza e strutturali - segnatamente la apertura su tre lati - elementi questi che non consentono di ipotizzare altra destinazione oltre quella di natura pertinenziale all'edificio principale, e, in particolare, permettono di escludere quella abitativa in ampliamento.

Tribunale di Brindisi – Sentenza penale n. 174 del 16 febbraio 2012

 

REPUBBLICA ITALIA NA
TRIBUNALE DI BRINDISI
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


Il Giudice dr. Simona PANZERA

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

con motivazione contestuale

nella causa penale

contro

L. C.

libera contumace

imputata del reato di cui all'art. 44 letto b) DPR 380/01, per avere, in qualità di proprietario e/o committente dei lavori realizzato opere in assenza o comunque in difformità del permesso a costruire nell'immobile sito nel complesso denominato A.C.in località Sbitri, in particolare per avere realizzato, sul prospetto, due tettoie l'una di superficie di mq. 35,00 circa ed altezza di mt. 2,65 circa e l'altra di superficie di mq. 11,50 circa.

In Brindisi in epoca successiva al 05/10/2006

FATTO E DIRITTO

Con decreto di citazione a giudizio emesso in data 24.6.11 a seguito di opposizione a decreto penale di condanna dal G.I.P. presso il Tribunale di Brindisi, L. C. era tratta a giudizio per rispondere del reato in rubrica ascritto.

Esperite le formalità preliminari, si procedeva alla dichiarazione di apertura del dibattimento.

A questo punto, le parti concordemente chiedevano l'acquisizione al fascicolo del dibattimento della c.n.r. ed allegati contenuti nel fascicolo del PM.

All'esito, le parti rassegnavano le conclusioni riportate in atti.

Le risultanze processuali non consentono di ritenere raggiunta la prova della penale responsabilità degli imputati in ordine al reato ascritto.

Ed invero, dagli atti investigativi acquisiti ex art. 493 co. 3 c.p.p. - e dunque pienamente utilizzabili a fini decisori - risulta che a seguito di sopralluogo eseguito dalla Polizia Municipale veniva accertato che l'imputata, titolare dell'immobile sito in Brindisi in c.da Sbitri nel complesso denominato A.C., aveva realizzato, in difformità rispetto a quanto assentito con concessione edilizia n.60/2001 del 1.3.2001 due tettoie a falda spiovente, occupanti in proiezione una superficie rispettivamente di mq.35.00 e mq.11.50, ed un'altezza media di m.2.65.

Lo stato dei luoghi risultava altresì rappresentato dai rilievi fotografici eseguiti in occasione del suddetto sopralluogo, ed allegati agli atti del procedimento.

Tanto precisato, si deve preliminarmente osservare in punto di diritto come l'abuso edilizio oggetto dell' addebito è stato realizzato in difformità rispetto a quanto assentito.

Pertanto, è evidente che le opere abusive in questione non possono conferire alla condotta di edificazione i caratteri della contestata "assenza di permesso di costruire", né tantomeno di una 'totale difformità' rispetto al progetto, come delineato dall'art.32 DPR n.380/01.

Tanto meno, poi, l'intera costruzione può ritenersi realizzata in variazione essenziale rispetto a quanto autorizzato per la mera presenza della tettoia, e ciò in virtù di quanto disposto dall'art.32 DPR 380/01, e dall'art. 2 della Legge regionale 13.5.1985 n. 26, quest'ultima attuativa delle disposizioni di cui all'art. 8 L. 47/85, ora art. 32 del DPR n. 380/01.

Ne consegue che la realizzazione di opere in parziale difformità (al pari di quella in variazione essenziale in zona non vincolata) non è sanzionabile a norma dell' art. 44 lett. b) contestato, ma bensì ai sensi dell'art. 44 lett. a) del citato DPR 380/01.

Posta tale ineludibile premessa in ordine alla qualificazione giuridica del fatto per cui si procede, nel merito l'intervento edilizio in questione non imponeva il rilascio di un titolo concessorio, e ciò attesa la modesta entità della superficie e le caratteristiche di altezza e strutturali - segnatamente la apertura su tre lati - elementi questi che non consentono di ipotizzare altra destinazione oltre quella di natura pertinenziale all'edificio principale, e, in particolare, permettono di escludere quella abitativa in ampliamento.

Non può, pertanto, configurarsi un aumento di superficie abitativa utile.

L'opera, dunque, può ricondursi alla tipologia degli interventi di manutenzione straordinaria e, comunque, se considerata in relazione all' originario permesso a costruire menzionato nella comunicazione notizia di reato, trattasi di "variante a permesso di costruire" che, ai sensi dell' art. 22 DPR 380/01, richiede la "denunzia di inizio attività" di cui all'art. 22 commi l e 2 del citato DPR, richiesta per opere che non incidono "sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, .. non modificano la destinazione d'uso e la categoria edilizia, non alterano la sagoma dell'edificio e non violano le eventuali prescrizioni contenute nel permesso di costruire".

L'omessa denunzia di inizio attività, nelle ipotesi del primo e secondo comma dell'art. 22, è penalmente irrilevante, come espressamente ribadito dall'art. 37 DPR 380/01.

Va, dunque, emessa nei riguardi dell'imputata pronuncia assolutoria per insussistenza del fatto.

P.Q.M.


Visto l'art. 530 c.p.p.


assolve L. C. dal reato di cui all'art. 44 lett. a) DPR 380/01, così riqualificato il fatto di cui all'imputazione, perché il fatto non sussiste.


Brindisi, 16.2.2012

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Marzo 2012 17:30

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