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Sbagliarono l'intervento ed il paziente perse il braccio: condannata l'Asl di Brindisi

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Sbagliarono l'intervento ed il paziente perse il braccio: condannata l'Asl di Brindisi

I medici del “Perrino” sbagliarono l'intervento e quel suo braccio – che, pur finito sotto la lama di una sega circolare, si poteva salvare – dopo altri quattro interventi, alla fine, gli venne amputato.

Un danno notevole per l'uomo, un 51enne brindisino, rappresentante legale di una società di arredamenti di Francavilla Fontana, ancor più perchè mancino.

A distanza di oltre dieci anni dai fatti, l'Azienda Sanitaria Locale di Brindisi è stata condannata a risarcire il malcapitato francavillese ed i suoi familiari: dovrà esborsare oltre mezzo milione di euro.

Così ha deciso il giudice monocratico del Tribunale di Brindisi, Pietro Lisi, che in funzione di giudice unico ha condannato l'Asl brindisina (ex Ausl Br1) al risarcimento dei danni in favore del 51enne, della moglie e dei suoi due figli.

Il grave incidente sul lavoro avvenne la mattina del 9 febbraio 2004, all'interno del locale adibito a falegnameria della società di cui l'uomo era rappresentante legale, specializzata nella vendita di mobili e nella riparazione e creazione artigianale degli stessi.

Mentre il 51enne (41enne alla data dei fatti) era intento a tagliare un'asse di legno con una sega circolare, rimase gravemente ferito al braccio sinistro, per il quale fu diagnosticata “amputazione subtotale 3° superiore arto superiore sinistro” dapprima dai medici del pronto soccorso dell'ospedale di Francavilla Fontana e, successivamente, anche da quelli dell'ospedale “Antonio Perrino” di Brindisi, dove l'uomo fu trasferito e sottoposto ad un intervento chirurgico d'urgenza.

Dimessosi volontariamente dal nosocomio messapico tre giorni dopo l'intervento, il 51enne francavillese, quello stesso giorno, riuscì a farsi ricoverare presso il Policlinico di Bari.

E qui, in appena cinque giorni, fu sottoposto ad ulteriori quattro interventi chirurgici, l'ultimo dei quali – eseguito l'11 marzo 2004 – si concluse con l'amputazione dell'arto superiore sinistro, a causa di una “gangrena umida all'avambraccio ed alla mano sinistra”.

Le risultanze della ctu hanno comprovato le condotte colpose del personale medico dell'ospedale di Brindisi: “vi fu un errore medico da parte dei chirurghi vascolari, che eseguirono l'intervento – peraltro in documentato disaccordo con gli ortopedici della medesima struttura ospedaliera - in quanto decisero di non attendere la previa riduzione e stabilizzazione delle fratture”.

“Una responsabilità “palese” dei chirurghi vascolari – è scritto nella sentenza - per non avere atteso un secondo tempo operatorio, possibile con il mantenimento dell'arto sub-amputato a basse temperature, e per avere effettuato una sutura diretta senza protesi”.

Data la gravità delle lesioni, il ctu ha riconosciuto al malcapitato un'invalidità permanente pari al 40% ed in egual misura la diminuzione della capacità lavorativa.

Nella valutazione del risarcimento, il giudice Lisi ha ritenuto opportuno applicare un'adeguata personalizzazione del danno non patrimoniale, che pertanto è stato liquidato in 300mila euro, tenendo conto del fatto che le lesioni hanno interessato un uomo di 41 anni e hanno generato in lui gravi ed evidenti ripercussioni psicologiche.

A questa cifra, vanno ad aggiungersi 110mila euro di risarcimento per la diminuzione della capacità lavorativa dell'uomo nonché ulteriori 75mila euro destinati alla moglie e 35mila euro per ciascuno dei due figli.

L'uomo era assistito dagli avvocati Giovanna Passiatore e Francesco Burigana.

fonte : www.cercasentenze.it

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Aprile 2014 08:06

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