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Rubarono una melanzana e due chili di ciliegie: condannati a cinque e quattro mesi . Claudio Tadicini

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Rubarono una melanzana e due chili di ciliegie: condannati a cinque e quattro mesi - Claudio Tadicini

Cinque mesi e 300 euro di multa per una melanzana, quattro mesi e 120 euro per due chili di ciliegie: è il “conto” presentato dalla Giustizia a due ladruncoli di frutta e verdura – entrambi residenti nel Salento - condannati nelle scorse settimane dai giudici della Prima sezione penale del Tribunale di Lecce.

Due vicende, simili sotto molti aspetti, che risalgono ad alcuni anni fa, ma che solo recentemente sono giunte al “capolinea”, con la condanna degli autori dei furti, avvenuti nelle campagne all'uscita dei rispettivi paesi di residenza. Avevano rubato merce del valore di pochi euro (nel caso dell'ortaggio, addirittura pochi centesimi di euro): due storie analoghe, che rappresentano un paradosso e raffermano il vecchio proverbio “chi ruba poco va in galera, chi ruba tanto fa carriera”.

Le sentenze, emesse dai giudici Domenico Greco e Stefano Sernia, riguardano un 45enne di Carmiano (S.S. le sue iniziali, sardo d'origine) ed un 42enne di Veglie (M.S., nato a Scorrano), condannati per furto aggravato.

Il primo episodio risale al 12 ottobre 2009, quando il fratello della proprietaria di un terreno situato alla periferia del paese e da lui stesso coltivato, raggiunse il fondo e notò nelle vicinanze la presenza di un'autovettura ferma col cofano aperto e di un uomo che si aggirava nella campagna di famiglia, nella parte di terreno coltivata a melanzane.

L'intruso, che aveva tra le mani un grosso secchio da riempire con gli ortaggi che si apprestava a rubare, fu invitato dal contadino ad uscire dalla sua campagna; per tutta risposta a questi fu intimato, con tono minaccioso, di non chiamare i carabinieri.

I militari, in ogni caso, arrivarono sul posto e, dopo avere identificato il ladruncolo, controllarono il contenuto del grosso catino che aveva al seguito: all'interno, vi era solo e soltanto una melanzana.

Difeso dall'avvocato Silvana D'Agostino e con recidiva anche specifica, il 45enne di Carmiano non ha potuto usufuire delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena.

Ha patteggiato la condanna, invece, il 42enne di Veglie M.S., che il 30 maggio 2011 fu pizzicato dai carabinieri, in flagranza di reato, nelle campagne di contrada “Bortoni”, alla periferia del suo paese di residenza.

I militari lo bloccarono con le mani nel sacco, o meglio nel sacchetto, in cui aveva già raccolto circa due chili di ciliegie. Alla luce del suo stato di incensurato e della modestia del fatto – che “giustificano la prognosi di corretto comportamento nel futuro”, come ha scritto il giudice Sernia – al 42enne, difeso dall'avvocato Nicola Chicco, è stata concessa la sospensione della pena.

Due processi per pochi spiccioli, dunque: a pensarci bene, anche questo parrebbe un paradosso.

Nuovo Quotidiano di Puglia


Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Marzo 2014 15:06

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