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Ruba in carcere, condannato un camorrista

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Ruba in carcere, condannato un camorrista

Il rischio più grande che si corre a rubare in carcere è quello di prolungare la propria “permanenza” dietro le sbarre. Così come è accaduto ad un detenuto campano che, alcuni anni fa, tre giorni prima del suo compleanno, fu sorpreso in possesso di circa due chili di carne: li aveva rubati dalle cucine della casa circondariale di Lecce, dove prestava servizio come addetto. Forse, proprio per festeggiare l'anniversario della sua nascita.

L'imputato è il 50enne napoletano Mario Muscerino, attualmente detenuto altrove e ritenuto dagli inquirenti affiliato ai clan della Camorra, condannato recentemente - con l'accusa di furto aggravato - a quattro mesi di reclusione, trecento euro di multa ed al pagamento delle spese processuali. La sentenza è stata emessa dal giudice della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, Domenico Greco.

La vicenda risale alla mattina del 16 dicembre 2010, periodo in cui Muscerino si trovava recluso presso il carcere di Borgo San Nicola, dove stava scontando pene per altri reati (lungo l'elenco del suo casellario giudiziale), tra cui furti e rapine.

Beneficiando delle mansioni che ricopriva nelle cucine del penitenziario leccese (all'interno del quale si occupava anche della distribuzione dei viveri), il 50enne napoletano ne avrebbe approfittato per nascondere quasi un chilo e novecento grammi di carne cruda, già tagliata a fettine e sistemata all'interno di una busta, a sua volta occultata in un contenitore solitamente utilizzato per la distribuzione del latte tra i vari detenuti. Carne che era destinata all'alimentazione degli “ospiti” del carcere, ma che il campano avrebbe voluto tutta per sé: come farsi da solo il regalo per il compleanno. E tutto a scapito degli altri reclusi e dell'amministrazione penitenziaria.

Il furto fu scoperto da un'assistente di polizia penitenziaria, che quella mattina scoprì il maltolto, dopo avere accuratamente ispezionato il carrello spinto dal Muscerino, in procinto di distruibuire la colazione ai detenuti nella IV sezione del carcere leccese.

I precedenti a carico dell'uomo non hanno consentito al giudice Greco il riconoscimento delle attenuanti generiche e la sospensione della pena: la reclusione del napoletano, dunque, sarà prolungata di altri quattro mesi. L'imputato era difeso dall'avvocato Giuseppe Caputo di Novoli.

Claudio Tadicini

www.cercasentenze.it

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