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Ruba due piante dal vicino di casa, condannata ad un anno di reclusione

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L'erba del vicino – è noto - è sempre più verde, ma evidentemente lo sono anche le sue piante da giardino.

Ne sa qualcosa un panettiere residente alla periferia di Surbo che, nel giugno di tre anni fa, vide improvvisamente sparire una dopo l'altra, da sotto la tettoia che sovrasta l'ingresso della sua abitazione, due piante ornamentali ed altrettanti vasi, posti lì per abbellire l'uscio di casa.

Sconfortato per il vile gesto più che per la perdita di ciò che gli era stato rubato dal ladruncolo di passaggio, l'uomo rimase a bocca asciutta quando, visionando le immagini del sistema di videosorveglianza, scoprì che il furfante “indossava la gonna”.

E che si trattava - tra l'altro - di una sua vicina di casa, recentemente condannata ad un anno di reclusione.


È la sentenza emessa nei giorni scorsi dal giudice Silvia Minerva, della Prima sezione penale del Tribunale di Lecce, nei confronti di P.P., nativa di San Pancrazio Salentino, ma residente a Surbo, accusata di furto in abitazione.


I fatti di cui è responsabile la donna risalgono al 4 ed al 30 giugno 2011, quando la stessa si impossessò di due piante ornamentali, con relativi sottovasi (uno in legno intarsiato, l'altro in plastica), sottraendoli da sotto la pensilina sovrastante l'ingresso del suo vicino di casa.


Evidentemente pensava di non essere notata da alcuno, ma andò diversamente: la ladra, infatti, fu immortalata da una videocamera di sicurezza, installata dal proprietario dell'abitazione dopo avere subìto furti analoghi nelle settimane precedenti.


E quei fotogrammi finirono per incastrarla.


Guardando i filmati, infatti, il surbino osservò tutte le sequenze del furto, scorgendo il volto della furfante, a lui (in un certo senso) “familiare”: la ladra non era altro che P.P., residente soltanto a poche decine di metri di distanza dalla sua abitazione. Il panettiere, dunque, si recò in caserma ed informò i carabinieri del suo paese, sporgendo denuncia nei confronti della donna.


La successiva perquisizione in casa della ladruncola consentì di recuperare l'ibiscus rubato in occasione del secondo furto (quello del 30 giugno), ma non fu recuperato l'altro maltolto, del valore comunque esiguo, pari a 20-30 euro.


Nella determinazione della pena, il giudice Minerva ha riconosciuto l'attenuante della modesta entità del danno, ritenuta prevalente rispetto alla recidiva infraquinquennale. L'imputata è stata condannata anche al pagamento di una multa di 300 euro e delle spese processuali.

Claudio Tadicini

 

Leggi la sentenza


Ultimo aggiornamento Domenica 28 Dicembre 2014 19:28

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