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Nel salame spunta un ranocchio, risarcita una famiglia

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Nel salame spunta un ranocchio, risarcita una famiglia

Acquistarono un salame di puro suino, ma poi – loro malgrado – scoprirono che in quell'insaccato non vi era soltanto maiale, bensì anche un ranocchio.

Una carcassa di rana mescolata nell'impasto della carne, che inevitabilmente suscitò l'indignazione ed il disgusto di chi quel salamino lo acquistò dal discount del proprio paese.

A distanza di nove anni, i malcapitati protagonisti della vicenda – padre e due figli, tutti di Ceglie Messapica – sono stati risarciti per quell'increscioso episodio, a causa del quale decisero assolutamente di non consumare più insaccati a vita: il giudice ha riconosciuto, per ognuno di loro, un risarcimento di mille e cinquecento euro.

La sentenza è stata emessa nelle scorse settimane dal giudice civile del Tribunale di Brindisi, Maria Consolata Moschettini, che ha accolto – sia pure ridimensionandole notevolmente – le richieste risarcitorie avanzate dai tre cegliesi, che erano assistiti dall'avvocato Giuseppe Vitale.

La vicenda risale al settembre del 2005, quando la famigliola brindisina acquistò da un noto discount una confezione di salame “Napoli – salsiccia di puro suino tipo pulcinella dolce”, prodotto da un'azienda di insaccati con sede a Salara, nel Rodigiano.

Avevano iniziato a consumarlo ed appena qualche giorno dopo, però, la scoperta che non avrebbero mai voluto fare: nell'affettarlo, infatti, impastata con la carne dell'insaccato, vi era anche la carogna di una ranocchia.

La sensazione di disgusto e la nausea li assalirono all'istante, a tal punto che, da quel momento in poi, manifestarono un definitivo rifiuto psicologico a consumare insaccati di ogni sorta. E ne ebbero ben donde.

Dei fatti furono successivamente informati i carabinieri, che raccolsero la denuncia dei tre cegliesi, mettendo così in moto le indagini dei militari del Nas (Nucleo antisofistifazioni e sanità dell'Arma) di Taranto.

Questi ultimi, dopo avere sequestrato il salume “incriminato”, accertarono la presenza della carcassa dell'anfibio e risalirono in breve tempo alla ditta produttrice dell'insaccato, il cui amministratore unico venne denunciato per avere messo in commercio prodotti in cattivo stato di conservazione.

Dopo quasi due lustri, dunque, il processo si è finalmente chiuso. Il giudice Moschettini ha riconosciuto la responsabilità della ditta produttrice del salame “alla rana”, condannando la stessa al risarcimento dei danni in favore dei cegliesi.

Le pretese di questi ultimi, tuttavia, sono state sostanzialmente ridimensionate: a fronte dei 51mila euro complessivi richiesti come indennizzo per i danni subìti, il magistrato ne ha liquidati soltanto 4mila e 500 euro.                                                                                                                                                                  Claudio Tadicini

Leggi la sentenza completa su wwww.cercasentenze.it

Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Settembre 2014 18:23

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