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La polizia risarcisce il ladro

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La polizia risarcisce il ladro

Il ladro sarà risarcito dalla polizia: sorpreso mentre tentava un furto in farmacia ed accompagnato in questura per essere arrestato, uscì dagli uffici con un proiettile conficcato nella gamba. Un colpo che partì accidentalmente dall'arma di un sovrintendente della Polizia di Stato, che aveva estratto la pistola d'ordinanza nel momento in cui il malvivente - sanguinante da una mano - aveva iniziato a minacciare di infettare gli agenti presenti, asserendo di essere sieropositivo.

Per il giudice davanti al quale si è recentemente concluso il processo in sede civile, la “colpa” di quella pistolettata involontaria fu dell'agente di polizia che, nonostante si trovasse in questura, non provvide ad inserire la sicura all'arma. Ed ora il Ministero dell'Interno dovrà risarcire il malcapitato furfante: seimila 582 euro, oltre interessi.

Lo ha stabilito il giudice Federica Sterzi Barolo, della prima sezione civile del Tribunale di Lecce, che ha accolto la richiesta di risarcimento danni avanzata dal tarantino M.T., assistito dall'avvocato Damiano Cosimo Pantaleo, che vent'anni fa rimase ferito dal proiettile.

I fatti risalgono alla notte del 3 ottobre 1995, quando una pattuglia delle Volanti della questura di Taranto sorprese il ladruncolo (32enne alla data dei fatti), mentre tentava di entrare nella farmacia “Quaranta” di via Cesare Battisti. Subito bloccato, l'uomo fu dunque accompagnato negli uffici della polizia.

Quello che sembrava essere un arresto di routine ha, tuttavia, riservato un finale inaspettato. Il tarantino M.T., che sanguinava da una mano ed era in evidente stato di agitazione, infatti, d'un tratto si tolse la fasciatura e minacciò di contagiare i poliziotti.

Fu a questo punto che il sovrintendente (anche lui salentino) estrasse l'arma, nel tentativo di fare desistere il malvivente dai suoi intenti. Mentre indietreggiava per schivare il ladro e scongiurare eventuali contaminazioni da Hiv, però, scivolò per terra. E, quando il suo gomito urtò sul pavimento, partì accidentalmente il colpo di pistola, che attinse l'arrestato ad una gamba.

L'agente a cui partì la pistolettata, nel corso del processo, ha sostenuto di non avere inserito la sicura all'arma perché, lavorando sulle Volanti ed essendo molto impegnato a causa delle lotte fra clan, voleva “essere pronto in caso di necessità”. E che la decisione di inserire la sicura non è regolata da alcuna direttiva, ma è a discrezione di ogni agente.

Non è stato di questo avviso il giudice, secondo cui il poliziotto avrebbe avuto un comportamento negligente: consapevole della pericolosità della pistola armata e non essendoci all'interno della questura necessità di avere l'arma pronta all'uso, avrebbe dovuto inserire la levetta di sicurezza. Davanti all'atteggiamento minaccioso dell'arrestato (che non giustifica il possesso della pistola armata), i tre agenti presenti avrebbero potuto chiuderlo nella camera di sicurezza ed immobilizzarlo in un secondo momento.

La pretesa risarcitoria del ladro ferito sarebbe caduta in prescrizione se solo il Prefetto, una decina di anni dopo i fatti, non avesse “offerto” al malcapitato 800 euro per il ristoro dei danni. Così facendo, però, ha interrotto l'iter prescrittivo. Ed il Ministero, pertanto, è stato condannato a pagare.

Claudio Tadicini

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