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Immagini "rubate" per il video musicale, "assolto" Biagio Antonacci di Claudio Tadicini

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Immagini "rubate" per il video musicale, "assolto" Biagio Antonacci 

Centocinquantamila euro per pochi secondi “rubati” e finiti in un videoclip musicale.

È la richiesta (non accolta) che una donna di Nardò aveva avanzato nei confronti del noto cantautore italiano Biagio Antonacci, “colpevole” di avere ripreso una chiesetta del '400, sperduta nelle campagne neretine, e di averla poi inserita nel video ufficiale del brano “Tra te e il mare”, realizzato proprio nel Salento, utilizzandone l'immagine senza autorizzazione.

La vicenda ha inizio nell'estate 2008, quando il noto cantautore decise di girare a Nardò la clip della canzone, scegliendo come location per le riprese, oltre alle stradine del centro storico del paese, anche alcune zone periferiche di campagna.

Durante la registrazione del video musicale nei campi neretini, però, in località “Monte di Agnano”, fu anche immortalata “abusivamente” la chiesetta finita al centro del processo, instaurato davanti al giudice del Tribunale civile, e che ha coinvolto – oltre a Biagio Antonacci - anche la “Iris srl”, la “Sony Music Entertainment Italy spa” e la “I'M srl”, quest'ultima realizzatrice del video.

E così, quando la donna ha visto la clip per la prima volta, ha scoperto che la “sua” chiesetta era stata ripresa ed utilizzata in assenza di qualsiasi autorizzazione: da qui la maxi richiesta risarcitoria, pari a 150mila euro, per i danni patrimoniali e non patrimoniali subìti.

La donna, nella causa svoltasi davanti al giudice Katia Pinto, dopo avere sostenuto di essere la proprietaria di alcuni terreni agricoli nel comune di Nardò (su uno dei quali insisteva la chiesetta “contestata”), aveva lamentato che il video era stato realizzato senza che le fosse pervenuta alcuna richiesta, sia per l'accesso nel suo fondo sia per lo sfruttamento delle immagini relative ai suoi terreni e, per l'appunto, a quella chiesetta. E, per questo motivo, aveva visto sfumare “per sempre la possibilità di riprodurre per la prima volta, in maniera originale, su supporto fotografico ed anche video, la chiesetta nella quale aveva già previsto si celebrasse il suo futuro matrimonio”.

E non è tutto.

La neretina, infatti, alla luce del valore storico-artistico della piccola struttura, aveva intenzione - successivamente al suo matrimonio - di riprodurre il luogo in cataloghi d'arte, riviste e giornali, da esporre durante mostre e convegni.

La divulgazione della chiesetta a mezzo del video del noto cantante, però, a dire della donna, aveva deturpato l'immagine del luogo ed inflazionato lo stesso, diminuendone il valore economico ed affettivo.

Le pretese risarcitorie della salentina, tuttavia, basate sulla rivendicazione dei diritti “all'immagine” e “di proprietà” sulla chiesetta, sono state entrambe rigettate: è stato negato il diritto all'immagine (tra l'altro applicabile alle persone e non ai beni) perché la neretina non è né autrice dell'opera né erede del suo autore; il diritto di proprietà, invece, non è stato provato documentalmente, così come non è stata dimostrata l'entità dei danni subìti.                                                          Claudio Tadicini

Leggi la sentenza su www.cercasentenze.it

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Agosto 2014 10:45

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