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Pogba, Ogbonna, Asamoah: ancora razzismo negli stadi italiani

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Pogba, Ogbonna, Asamoah: ancora razzismo negli stadi italiani

Avevo circa 15 anni. Incontrai un uomo di colore alla fermata della metro di Milano e, con la curiosità tipica di un adolescente, gli chiesi: mi scusi secondo lei perchè la gente ha tanta difficoltà ad accettare la differenza del colore della pelle?

Con grande pacatezza ed una punta di ironia l’uomo mi rispose: il colore non c’entra. E’ il messaggio.

In che senso scusi?

L’essere umano è debole, egli ha bisogno di riconoscersi in un gruppo.

Sei di destra o di sinistra? Tifi Milan o Inter?

Sono solo degli esempi ma ti assicuro che rappresentano perfettamente il concetto di società.

Il colore è solo la scintilla. Schieramento, appartenenza. In una società che regala più frustrazioni che altro sono come ossigeno per il debole.

La storia dell’uomo ha estremizzato tale principio: sei uomo o sei donna? Sei bianco o sei nero?

È avvilente constatare che, a distanza di secoli, ci sia ancora gente che lotta per sconfiggere tali differenze.

Il messaggio è questo: il più forte si impone, il più debole soccombe.

Ieri il sesso, oggi il colore, domani sarà qualcos’altro. Nascere è una roulette russa. Sappi che sei nato fortunato.

Ci risiamo. Non cambia nulla.

Sanzioni, ammende, punti di penalità non sembrano scalfire assolutamente le menti appannate dei balordi che risiedono nelle curve degli stadi italiani.

Ieri un altro episodio. Pogba, Ogbonna e Asamoah i bersagli.

In vari frammenti della sfida di ieri sera tra Juventus e Lazio per la conquista della Supercoppa italiana 2013, alcuni cosiddetti “sostenitori”, collocati nel settore dello stadio denominato “Curva Nord”, hanno indirizzato verso i tre juventini, grida e cori espressivi di discriminazione razziale. In pratica oltre ai soliti “buu”, sono giunti alle orecchie dei giocatori insulti ed offese tutto a forte contenuto discriminatorio.

La sanzione comminata dal Giudice sportivo è stata la chiusura del settore “Curva Nord” per una giornata.

Tale sanzione, peraltro, verrà scontata immediatamente, dunque, per la prima partita di campionato contro l’Udinese.

Al caso specifico non è, infatti, applicabile l’art. 22 del codice di giustizia sportiva.

Tale articolo stabilisce che “le sanzioni inerenti la squalifica del campo sono eseguite con decorrenza dalla seconda giornata di gara successiva alla data di pubblicazione del comunicato ufficiale”. Ebbene, nel caso specifico, il giudice sportivo ha comminato solo la chiusura di un settore dello stadio e non di tutto l’impianto, dunque, la sanzione potrà essere applicata con efficacia immediata.

Nell’Aprile scorso, in occasione dell’episodio Pogba – Meggiorini, è stato spiegato in che modo l’ordinamento sportivo stigmatizzi pesantemente, ai sensi dell’articolo 11 del Codice di Giustizia sportiva, qualsiasi forma di discriminazione, sia essa dettata da motivi di razza, colore, religione e lingua.

Non meno di 2 mesi fa il Consiglio Federale, forse spazientito dalle continue reiterazioni di tali comportamenti, ha ulteriormente appesantito la mano nei confronti di tali condotte. La modifica dell’art. 11 ha sancito, a carico dei calciatori responsabili di tali condotte, una sanzione esattamente raddoppiata.

L’ordinamento sportivo prevede, infatti, una squalifica di almeno dieci giornate o, nei casi più gravi, una squalifica a tempo determinato e con la sanzione del divieto di accedere negli impianti sportivi in cui si svolgono le gare, anche amichevoli, nell’ambito della FIGC, con eventuale richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA, nonché con l’ammenda da € 10.000,00 ad € 20.000,00. I dirigenti sono puniti con l’inibizione o la squalifica non inferiore a quattro mesi o, nei casi più gravi, anche con la sanzione del divieto di accedere agli impianti sportivi oltre all’ammenda da € 15.000,00 ad € 30.000,00.

Come già ricordato nel precedente articolo, le società sono oggettivamente responsabili per ogni manifestazione espressiva di discriminazione dei propri sostenitori.

In caso di prima violazione, si applica la sanzione minima della chiusura di uno o più settori dello stadio. In caso di seconda violazione, oltre all’ammenda di almeno euro 50.000,00, si applica la sanzione minima dello svolgimento delle partite a “porte chiuse”.

Nei casi di particolare gravità e di recidiva nel corso della stessa partita possono essere inflitte anche la sanzione della perdita della gara, della penalizzazione in classifica fino all’estremo dell’esclusione dal campionato di competenza.

Le società sportive sono ancora una volta sotto scacco dell’ignoranza dei propri ultras.

Quell’uomo aveva ragione: nascere è una roulette russa.

Essere bianco o nero non è frutto di una scelta così come, per una società, essere sostenuta da tifosi con almeno un minimo di cultura.

Avv. Cristian Zambrini (www.studiolegalezambrini.it)

Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Settembre 2013 08:06

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