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Mezzo milione di euro a una settantenne agordina rimasta in sedia a rotelle dopo un caso di malasanità

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Usl 1, maxi risarcimento a una paziente  -  Marco Filippi

BELLUNO. Un maxi-risarcimento da quasi mezzo milione di euro.

È la cifra scucita dalle assicurazioni dell’Usl 1 di Belluno ad una settantenne agordina (assistita dall’avvocato Stefania De Zordi del foro di Belluno), rimasta in sedia a rotelle a causa di un caso di malasanità.

La sottovalutazione dei sintomi della paziente ed un grave ritardo diagnostico, secondo la procura della Repubblica, sarebbero alla base del caso di malasanità per il quale sei medici, cinque dell’ospedale di Agordo ed uno del nosocomio di Belluno, sono stati inizialmente indagati con l’accusa di lesioni gravissime (la posizione di uno di loro è stata nel frattempo archiviata).

Pochi giorni fa, le assicurazioni dell’azienda sanitaria bellunese hanno effettuato la cospicua transazione.

Alla paziente, tetraplegica e ridotta in sedia a rotelle, è stato riconosciuto un risarcimento da 400.000 euro. Una somma alla quale si aggiungono altri 50.000 euro di spese legali.

È stata una trattativa lunga quasi due anni, quella intavolata dall’avvocato Stefania De Zordi con i legali e le assicurazioni dell’Usl 1, costellata da carte bollate, consulenze di parte e domande di mediazione per responsabilità medica.

Una trattativa che ha visto riconosciuta alla paziente una cospicua cifra che non le risolverà i problemi di salute, ma almeno le garantirà un futuro economico più tranquillo.

La vicenda che vede come sfortunata protagonista la 71enne agordina risale al 6 settembre 2010.

Quel giorno la donna cade accidentalmente in casa, battendo violentemente una gamba contro lo spigolo di un mobile. Un incidente domestico in apparenza banale.

Come tanti ne succedono.

I dolori, però, la costringono a ricorrere alle cure dell'ospedale di Agordo.

La donna viene inizialmente visitata al pronto soccorso.

Dalle radiografie, che mostrano soltanto le prime 5 vertebre, non sembra emergere la reale gravità della situazione.

I dolori, però, persistono. Anzi aumentano.

Soltanto 48 ore dopo il ricovero, l'8 settembre, quando la donna manifesta un crescente male al collo e alterazioni della mobilità degli arti, i sanitari decidono di sottoporla ad una Tac.

L'esame evidenzia una brutta lesione di due vertebre cervicali, la sesta e la settima. I medici dell’ospedale di Agordo decidono allora il trasferimento d'urgenza della paziente all'ospedale "San Martino" di Belluno.

Ma la situazione è ormai compromessa.

Per la procura della Repubblica, i medici avrebbero dovuto agire tempestivamente.

Secondo l'accusa vi sarebbe stato un "imperdonabile" ritardo nel trasferimento all'ospedale di Belluno che avrebbe irrimediabilmente compromesso l'uso di gambe e braccia della paziente.

L’inchiesta è da tempo al capolinea.

Ma col risarcimento, che comporterà il ritiro della querela, il processo potrebbe saltare.

By Il Corriere delle Alpi

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