Articoli&Commenti

22Novembre2017

 54 visitatori online

Cerca Sentenze

Sito aggiornato:Venerdì 21 Luglio 2017, 07:01

SENTENZE PER TUTTI

 up direction
 down direction

Riscatto forzoso - A cura dell' avv. Giovanni Alessi)

  • PDF

Riscatto forzoso - A cura dell' avv. Giovanni Alessi)

Ai sensi e per gli effetti dell’art. 1865 c.c. “la rendita perpetua è redimibile a volontà del debitore, nonostante qualunque convenzione contraria”.

Il debitore di una rendita perpetua, oltre a poter esercitare il riscatto della rendita, può anche subirlo per volontà del creditore (artt. 1867-1868 c.c.).

Si parla in tal caso di riscatto forzoso, ammesso solo in ipotesi tassativamente determinate (mora nel pagamento, mancanza di garanzia, divisone del fondo con cui è garantita la rendita e insolvenza del debitore) e consistente nel potere, riconosciuto al creditore della rendita, di imporre al debitore il pagamento del capitale di riscatto.

Si tratta di un diritto potestativo per cui il creditore può rinunciarvi espressamente o tacitamente.

A differenza dell’ipotesi del riscatto volontario, che è posto a tutela di esigenze di ordine pubblico, la norma in esame è derogabile dalle parti, che possono limitarne gli effetti o prevedere altri casi in presenza dei quali abilitare il creditore della rendita perpetua a decretare lo scioglimento anticipato del rapporto.

Anche il riscatto forzoso si inquadra nell’ambito del recesso per giusta causa, ma a differenza di quello volontario è un negozio giuridico obbligatorio e non reale.

Il negozio attraverso cui si esercita tale potere costituisce un negozio unilaterale recettizio a carattere consensuale e lo scioglimento del rapporto avviene col pagamento del capitale del riscatto. Sino a quel momento il debitore dovrà continuare a pagare le annualità di canone che dovessero nelle more pervenire a scadenza.

Passando all’analisi delle singole fattispecie, si ricorda che il numero 1 dell’art. 1867 c.c. statuisce che il debitore è costretto al riscatto se è in mora nel pagamento di due annualità.

Secondo alcuni autori, l’annualità va intesa nel senso di rata e non quale necessario arco di tempo di dodici mesi, potendo infatti darsi rendite con rate mensili o semestrali, che altrimenti vorrebbero escluse dalla regola (TORRENTE).

Altri ritengono che la norma, attribuendo al creditore un diritto potestativo, sia di stretta interpretazione e, pertanto, considera indispensabile il raggiungimento della mora nei pagamenti per un periodo minimo di due anni a prescindere dal numero delle rate nel frattempo scadute che non siano state saldate (PARADISO).

La mora nel pagamento delle rate deve essere colposa e deve concernere due annualità successive, tale previsione di applica anche nel caso di rendita costituita a titolo gratuito (TORRENTE).

Al numero 2 dello stesso articolo, si afferma che il debitore può essere costretto al riscatto quando non ha dato le garanzie promesse o quando, vendendo a mancare le garanzie già date, non provvede a sostituirle con altre di eguale sicurezza.

Il legislatore parlando genericamente di garanzie non si riferisce quindi solo all’ipoteca legale o volontaria considerati elementi essenziali della rendita perpetua, ma anche all’ipotesi in cui siano promesse o debbano essere sostituite altre garanzie (TORRENTE).

Col il numero 3 dell’art. 1867 c.c. si vuole, poi, evitare una difficoltosa realizzazione della garanzia reale.

Si afferma, infatti, che il debitore sarà costretto al riscatto se per effetto di alienazione o divisione il fondo su cui è garantita la rendita è diviso fra più di tre persone.

La suddivisione del fondo a garanzia dell’obbligazione in più di tre soggetti, di regola, non darebbe luogo ad una diminuzione della garanzia reale per il principi dell’indivisibilità dell’ipoteca, ma il legislatore ha considerato le maggiori cure e spese richieste per il giudizio di espropriazione immobiliare contro più persone quali fattori giustificanti il riscatto a favore del creditore.

Non è necessario che si verifichi una vera divisione, essendo sufficiente che tre o più persone diventino proprietarie pro diviso del fondo anche per effetto di alienazioni successive, mentre la norma non trova applicazione quando il fondo risulta già diviso tra più di tre persone al momento della concessione dell’ipoteca (DI GIANDOMENICO).

L’art. 1868 c.c. statuisce, poi, che il debitore sarà costretto al riscatto in caso di insolvenza salvo che, essendo alienato il fondo su cui era garantita al rendita, l’acquirente se ne sia assunto il debito o si dichiari pronto ad assumerlo.

L’insolvenza del debitore va intesa nel senso tradizionale di impotenza a soddisfare i propri debiti con mezzi ordinari.

La regola rappresenta un effetto particolare della natura obbligatoria e non reale della rendita perpetua permettendo l’aggiungersi un nuovo debitore a quello originario.

In conclusione, si ricorda che – essendo la rendita un contatto a prestazioni corrispettive – la possibilità di esercitare il riscatto non preclude quella di chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento.

Non può, infatti, sostenersi che la risoluzione sarebbe un doppione del riscatto perché i due rimedi sono profondamente diversi.

Il riscatto forzoso impone al debitore l’obbligo di pagare la somma corrispondete alla capitalizzazione della rendita, mente la risoluzione impone la debitore di restituire il fondo (o il capitale) oltre il risarcimento del danno.

Poi il riscatto forzoso è ammesso solo in casi tassativamente determinati mentre la risoluzione opera per qualsiasi inadempimento e non spetta solo al debitore ma anche al creditore

(DE LUCA – COGLIANDRO – D’AURIA – RONZA).

Pubblicità

 

 

magiada1

 

 

ediltrulli

 

 

       

Per la tua pubblicità su questo sito

Omnibus Italia srl

393 2667877