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Promessa di matrimonio rifiuto a contrarre e risarcimento danni - Dott. Valentino Aventaggiato

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Promessa di matrimonio rifiuto a contrarre e risarcimento danni 

Per quanto possa apparire “cinico e poco romantico”, il codice civile si occupa anche di disciplinare l’ipotesi in cui il promesso sposo/a non tenga fede all’impegno assunto e decida di non sposarsi più, magari abbandonando letteralmente il partner sull’altare.

L’art. 80 c.c. dispone che, nel caso in cui il matrimonio non venga contratto, il partner “abbandonato” ha il diritto di chiedere ed ottenere la restituzione dei doni fatti al suo ex compagno in conseguenza della promessa di matrimonio.

Il successivo art. 81 c.c. prevede, altresì, che nel caso in cui il “ripensamento ingiustificato” sia stato preceduto da una promessa solenne di matrimonio ( per atto pubblico, scrittura privata o con richiesta pubblicata presso l’Albo comunale), il promesso sposo è tenuto a risarcire all’altro i danni per le spese fatte e per le obbligazioni contratte a causa di quella promessa.

Questione di non scarso momento, poi, è se il rifiuto di contrarre il matrimonio nonostante l’obbligo assunto sia idoneo a cagionare anche un danno non patrimoniale nella sfera dell’ex partener: proprio tale quesito giuridico è stato affrontato e risolto (negativamente) dalla Sez. 6 della Corte di Cassazione con la sentenza n.9 del 2012.

Nella motivazione addotta dagli ermellini si legge che, nonostante il recesso ingiustificato dalla promessa di matrimonio non possa considerarsi lecito per la chiara violazione delle regole di correttezza e di autoresponsabilità, non lo si può ricondurre ai principi generali in tema di responsabilità civile e risarcimento, poiché la promessa “non genera l'obbligazione civile di contrarre il matrimonio”.

Infatti, per i giudici di legittimità “la legge vuole salvaguardare fino all'ultimo la piena ed assoluta libertà di ognuno di contrarre o non contrarre le nozze”, libertà che verrebbe certamente compressa se il rifiuto di sposarsi fosse ricondotto ad una ipotesi di responsabilità contrattuale o extracontrattuale poiché “un tale regime potrebbe tradursi in una forma di indiretta pressione sul promittente nel senso dell'accettazione di un legame non voluto”.

Ad ogni buon conto la legge non vuole “che il danno subito dal promissorio incolpevole rimanga del tutto irrisarcito”: il contemperamento tra questo diritto e quello dell’altro coniuge di decidere in piena ed assoluta libertà se sposarsi o meno “ha comportato la previsione a carico del recedente ingiustificato non di una piena responsabilità per danni, ma di un'obbligazione ex lege a rimborsare alla controparte quanto meno l'importo delle spese affrontate e delle obbligazioni contratte in vista del matrimonio (il riferimento è ai succitati artt. 80 e 81 del c.c.). Non sono risarcibili voci di danno patrimoniale diverse da queste e men che mai gli eventuali danni non patrimoniali”.

La sentenza in commento poggia su di una granitica ricostruzione in punto di diritto dei principi fondamentali di libertà ed autodeterminazione e ci consegna un esempio concreto di come le disposizioni civilistiche, dalla portata apparentemente pratica, nascondano al loro interno una fine speculazione sulla libertà dell’uomo.

Ad ogni buon conto, per il promesso sposo abbandonato rimarrebbe uno “spiraglio aperto” verso il risarcimento nel caso in cui il rifiuto a contrarre il matrimonio sia accompagnato, come purtroppo accade sovente, ad atteggiamenti o condotte che integrino fattispecie penali come la minaccia, ingiuria, diffamazione, diffusione di notizie false e tendenziose, per le quali l’art. 2059 c.c. prevede espressamente il risarcimento.

Dott. Valentino Aventaggiato

Sito giuridico degli avvocati Raffaele Plenteda e Oronzo V. Maggiulli

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