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Avvocato esercente funzioni fuori dall'ambito territoriale dell'albo - Lo salva la PEC dalla notifica in cancelleria - Studio Marella

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Processo civile

Avvocato esercente funzioni fuori dall'ambito territoriale dell'albo - Lo salva la PEC dalla notifica in cancelleria

Corte di Cassazione, Sezioni Unite, 20 giugno 2012 n. 10143

La pronuncia in rassegna si palesa quasi "epocale", posto che finalmente le Sezioni Unite, dopo varie pronunce di legittimità ed apprezzabili arresti della Consulta, hanno (almeno si spera) posto fine ad una annosa questione che ha attanagliato gli avvocati esercenti funzioni al di fuori della circoscrizione del Tribunale al quale sono assegnati.

Previamente appare doveroso specificare che i giudici di Piazza Cavour, com'é rintracciabile nel comparto motivazionale, specificano che, con il riferimento alla "circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati", contenuto nell’art. 82 R.D. n. 37/1934, non si intende l’Autorità Giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso, bensì l’albo professionale al quale l’avvocato è iscritto.

Ora, il quesito posto agli Ermellini é il seguente: nell'eventualità in cui un avvocato, esercente funzioni in una circoscrizione diversa da quella di cui all'albo cui é iscritto, non dovesse eleggere domicilio in quel distretto, consegue sempre la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell’Autorità Giudiziaria innanzi alla quale è in corso il giudizio? Oppure solo se il difensore, non adempiendo all’obbligo prescritto dall’articolo 125 c.p.c., abbia omesso altresì di indicare l’indirizzo di PEC comunicato al proprio Ordine?
La Cassazione risponde negativamente al primo quesito e positivamente al secondo.

Ma procediamo con ordine.

L’onere di elezione di domicilio non esclude che, come recita l’art. 4 R.D. 27 novembre 1933, n. 1578, gli avvocati iscritti in un albo possano esercitare la professione dinanzi a tutte le Corti d’appello ed i Tribunali della Repubblica.

Quindi, l’avvocato che è assegnato a una determinata circoscrizione può esercitare innanzi a qualsiasi A.G. che ha sede in quella circoscrizione senza necessità di elezione di domicilio altrove.

Ma nell'eventualità in cui quest'ultima dovesse aver sede in una diversa circoscrizione, l’avvocato è onerato dell’elezione di domicilio nel luogo sede dell’A.G. edita, posto che, in caso contrario, opera ex lege l’elezione di domicilio presso la cancelleria di quella specifica A.G..

Va altresì rilevato come anche nel giudizio amministrativo si riscontri analogo onere processuale, nel senso che l’art. 25 c.p.a. prevede che la parte, se non elegge domicilio nel Comune sede del T.A.R. o della sezione distaccata dove pende il ricorso, si intende domiciliata, ad ogni effetto, presso la segreteria del T.A.R. o della sezione distaccata.

Pertanto, nei giudizi dinanzi al Consiglio di Stato la parte, se non elegge domicilio in Roma, si intende domiciliata, ad ogni effetto, presso la segreteria del Consiglio di Stato.

Invero, il disposto dell’art. 82 cit. comporta per l’avvocato un onere di elezione di domicilio al fine di assicurare quella prossimità necessaria per ogni comunicazione o notifica.

Ciò premesso, si è dubitato della proporzionalità (e quindi della ragionevolezza ex art. 3, primo comma, Cost.) di una così radicale conseguenza dell’inosservanza di un onere processuale, nonché della sua compatibilità con il diritto alla tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.) e, più recentemente, con il canone del giusto processo (art. 111, primo comma, Cost.); e la questione è stata più volte sollevata innanzi alla Corte costituzionale.

A ciò si aggiunga che il quadro normativo in cui va letto l’art. 82 ha subito di recente una significativa evoluzione che rifluisce anche sull’interpretazione della disposizione stessa, non potendosi adombrare il novellato art. 125 c.p.c., ora prescrivente che il difensore debba indicare l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio Ordine.

In altri termini, si è venuta a determinare una irragionevolezza intrinseca, giacché l’introduzione di una modalità di notificazione estremamente agevole, quale quella a mezzo di posta elettronica certificata, viene a soddisfare ex se l’esigenza di semplificazione e rapidità di comunicazioni e notificazioni, quale sottesa all’art. 82, non giustificandosi più, in tal caso, la domiciliazione in cancelleria.
V'é da sé che sarebbe di assai dubbia ragionevolezza (art. 3, primo comma, Cost.) e compatibilità con la garanzia della tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.) far derivare dalla mancata elezione di domicilio di cui all’art. 82 l’effetto della domiciliazione presso la cancelleria dell’Autorità Giudiziaria innanzi alla quale è in corso il giudizio anche nel caso in cui il difensore abbia indicato l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio Ordine.

Ne deriva che, dalla mancata osservanza dell’onere di elezione di domicilio di cui all’art. 82 per gli avvocati che esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati, consegue la domicillazione ex lege presso la cancelleria dell’Autorità Giudiziaria solo se il difensore, non adempiendo all’obbligo prescritto dall’art. 125 c.p.c., non abbia indicato anche l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine.

Studio Legale Marella

Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Ottobre 2012 06:31

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