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Made in Italy “mafioso” in tutto il mondo: dopo il vino, spunta anche il Fernet

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Made in Italy “mafioso” in tutto il mondo: dopo il vino, spunta anche il Fernet

 

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fernet-in-evidenzaIl prodotto italiano nel mondo? Purtroppo, e ancora una volta, legato indissolubilmente alla mafia. E così, dopo il “caso” del vino salentino “Mafiozo”, prodotto in Svezia e venduto in Norvegia, ecco spuntare in Israele un’azzardata riproduzione del “Fernet Branca”, liquore a base di erbe realizzato nel 1845 a Milano.

Il riferimento al prodotto italiano spicca sull’etichetta: “Mafiosi”, scritto in corsivo sotto l’effige di un gangster di profilo. Neanche fosse un marchio di qualità.

La bottiglia è stata scorta e fotografata dal tecnico alimentare italiano Andrea Ricci, 30enne di Martina Franca, tra gli scaffali della “Hetzi Hinam” di Tel Aviv, una delle più grandi e famose catene di supermercati di Israele. E scoprire come la mafia, che in Italia uccide, al di fuori dello Stivale sia “divinizzata” ed utilizzata per indicare simbolicamente il “made in Italy”, per lui, italiano all’estero, è stato l’ennesimo affronto alla dignità degli italiani.

“Lavorando da diversi anni come responsabile export per la “Domca sa” di Granada, azienda spagnola di ingredienti naturali per alimenti – racconta l’agronomo in una mail – ho spesso la possibilità di viaggiare per motivi lavorativi. Durante la mia visita nella catena di supermarket “Hezi Hinam”, passando per la sezione “Vini e Liquori”, però, ho visto e fotografato questa bottiglia, il “Fernet Mafiosi”, imitazione di poco gusto del nostro “Fernet Branca”, che tra l’altro mancava nel bancone dei liquori. Ritrovarmi davanti ad un prodotto del genere, “italiano” ma prodotto in Germania – continua il giovane tecnico alimentare tarantino – è stato davvero come ricevere un pugno nello stomaco. Se non altro per quell’etichetta, offensiva e gratuita, in cui si accosta il prodotto italiano alla parola “mafia”, come se l’essere mafioso fosse un fattore caratteristico dell’Italia. Ma a loro dico – conclude Ricci – che l’Italia non è soltanto questa. E che c’è anche e soprattutto un’Italia positiva, senza alcun riferimento alla mafia”.

Il “Fernet Mafiosi”, venduto anche online dalla ditta produttrice al prezzo di 8 euro e 50 centesimi, viene realizzato in Germania dalla “Altenburger Destillerie & Liqueurfabrik” di Altenburg, nella Turingia tedesca, seguendo la ricetta italiana, come si legge sul sito web della “Agat&D”, una delle principali società di importazione e distribuzione di bevande alcoliche in Israele, che si occupa della sua distribuzione in Medio Oriente.

Le caratteristiche del liquore “mafioso” ed i consigli per l’uso sono indicati in tedesco sull’etichetta principale, mentre sul retro della bottiglia sono presenti le stesse informazioni, ma scritte in lingua ebraica, con qualche notizia in più circa la gradazione del prodotto, la sua composizione ed il nome dell’azienda che lo realizza. E quel di più – la scritta “Mafiosi” o “Mafiozi” – che poteva anche essere evitato.

Come detto, però, non è la prima volta che la parola “mafia” vada a braccetto con i prodotti italiani. Giusto nel settembre scorso, infatti, un archeologo italiano fotografò in Norvegia le bottiglie di vino “Mafiozo”, recanti in calce all’etichetta, sotto la foto di Lucky Luciano, la dicitura “Salento – Indicazione geografica protetta”.

Didascalia che, accompagnata dal nome di un vitigno americano, lo Zinfandel (simile per certi versi al primitivo pugliese), ha suscitato più di qualche dubbio sulla qualità del prodotto, spacciato come “made in Italy”, ma realizzato dalla “Concealed Wines”, azienda svedese produttrice ed esportatrice di vini nei paesi scandinavi.

La Regione Puglia e l’Assessore regionale alle risorse agroalimentari, Fabrizio Nardoni, levarono gli scudi in difesa del “made in Italy”, arrivando ad interessare della vicenda anche l’ambasciatore italiano in Svezia Elena Basile, per chiedere provvedimenti e sanzioni nei confronti della casa vitivinicola svedese, produttrice del vino “incriminato”.

La stessa azienda svedese, dopo il clamore e le polemiche divampate sul vino “Mafiozo” (il fatto fu citato anche dal comico Maurizio Crozza, durante la sua trasmissione “Crozza nel paese delle meraviglie”, ndr), contattata dallo scrivente promise, per mano del responsabile del marketing Calle Nilsson, il cambio del nome sull’etichetta, se non addirittura il ritiro del prodotto.

Dopo gli scandinavi, dunque, le scuse dei tedeschi? Improbabili, ma certamente doverose.

di Claudio Tadicini

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