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L’incubo risarcimento sulla testa dei medici di Massimo Brancati

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L’incubo risarcimento sulla testa dei medici
di Massimo Brancati

 

La paura di sbagliare, di essere denunciato, di dover risarcire milioni. Oggi in sala operatoria la mano del chirurgo trema. Ansia da prestazione che rischia di tradursi in immobilismo e in scelte che non vanno nella direzione della salute del paziente: spesso, infatti, si decide non in funzione del beneficio (o meno) del malato, ma del rischio di esporsi ad una richiesta di risarcimento. È l’effetto del cosiddetto «decreto di Ferragosto» che impone a tutti i medici di «stipulare idonea assicurazione» per i rischi derivanti dall’eserci - zio dell’attività professionale. Rischi che non saranno più coperti dall’ospedale o dall’azienda sanitaria. Ma i camici bianchi devono fare i conti anche con un aumento spropositato del costo delle polizze che - a detta dell’Ania (l’Associazione nazionale imprese assicuratrici) - sarebbe il risultato di una crescita del contenzioso superiore al 255 per cento in un solo anno. L’assicurazione obbligatoria si è «incagliata» nel dibattito politico.

È in corso da mesi una discussione sulla necessità di calmierare le tariffe e sulla deducibilità fiscale (che non è stata inserita nel decreto), ma anche sul rapporto con il mondo assicurativo che al primo incidente si chiude a riccio, alzando un muro invalicabile di fronte ai medici che hanno ricevuto una richiesta di risarcimento (anche se infondata e senza seguito), ai ginecologi e ai chirurghi estetici, considerati, evidentemente, soggetti particolarmente a rischio. La Regione Basilicata, lo ricordiamo, in linea con quanto è stato fatto in altri territori, ha istituito un fondo di tutela a cui si accede in caso di condanna, risparmiando parte degli 8 milioni di euro necessari alle aziende sanitarie per assicurarsi.

«Ma stiamo parlando - spiega Enrico Mazzeo, presidente dell’Ordine dei medici di Potenza - di due livelli. Nel vecchio sistema se il cittadino denuncia l'ospedale scatta l’assicurazione privata del medico in caso di grave colpa (ad esempio un chirurgo che lascia la garza nell’addome del paziente). Ora il Governo vuole eliminare l’assicurazione dell’ente, obbligando i medici a sottoscrivere una polizza. Insomma, nel momento in cui ci dovesse essere una denuncia i medici ne rispondono in prima battuta. Trovare medici non assicurati oggi - conclude Mazzeo - è abbastanza raro. Però renderlo obbligatorio può essere una buona cosa soltanto se le tariffe sono eque. Sennò sarebbe scorretto».

La categoria dei camici bianchi, dunque, invoca polizze meno impattanti e pare che l’appello abbia fatto breccia a Roma, ma non è ancora chiaro come dovrebbe funzionare il «calmiere». Si sa solo che si sta studiando un sistema per obbligare le compagnie ad assicurare tutti i medici che lo richiedono. Sì perché, incredibile ma vero, ci sono categorie di medici (come i ginecologi) che non riescono a trovare un’assicurazione a prezzi meno che stellari.

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