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Il c.d. contratto di rete - avv. Giovanni Alessi

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Il c.d. contratto di rete, nato inizialmente come modello economico e non giuridico, disciplina un complesso di relazioni giuridiche tendenzialmente stabili tra imprese volte a regolarne la collaborazione o la compartecipazione a un progetto di interesse comune.

Tale contratto si basa sulla contitolarità di taluni mezzi di produzione e sullo sfruttamento congiunto di risorse complementari, ma non annulla l’autonomia giuridica ed economica delle imprese, né le assoggetta a una direzione unitaria.

Sviluppatosi nella prassi commerciale (utilizzato in particolare di piccole o medie dimensioni cercano di avere maggior forza sui mercati) ha ottenuto riconoscimento legislativo grazie all'art. 3, comma 4-ter del d.l. n. 5/2009, come convertito dalla l. n. 33/2009 e successive modifiche con la legge 122 del 2010.

Si definisce, quindi, contratto di rete l’accordo fra più imprenditori che perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e, a tal fine, si obbligano a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.

I contraenti stabiliscono un “programma di rete”, con cui definiscono i diritti e gli obblighi dei partecipanti, nonché le modalità di realizzazione dello scopo comune.

Il contratto è redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, e deve indicare: il nome, la ditta, la ragione o la denominazione sociale degli aderenti alla rete; le modalità di adesione di altre imprese e le relative ipotesi di recesso e la durata del contratto; l'organo comune incaricato di eseguire il contratto di rete, i suoi poteri anche di rappresentanza e le modalità di partecipazione di ogni impresa alla attività dell'organo.

Il contratto di rete, poi, deve essere iscritto nel registro delle imprese ove hanno sede le imprese contraenti.

È necessario, inoltre, istituire un fondo patrimoniale comune, in relazione al quale sono stabiliti i criteri di valutazione dei conferimenti che ciascun contraente si obbliga ad eseguire per la sua costituzione e le relative modalità di gestione.

A tale fondo patrimoniale si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli 2614 e 2615 c.c.

In alternativa al fondo comune si può far ricorso alla costituzione da parte di ciascun contraente di un patrimonio destinato all'affare, ai sensi dell'art. 2447-bis, primo comma, lettera a) del codice civile.

Si richiede, infine, la previsione delle modalità di recesso e di adesione, sottolineando così la natura di contratto plurilaterale a numero variabile di parti e facendone un contratto aperto all'adesione di altri soggetti ai sensi dell'art. 1332 c.c. (GABRIELLI).

Nello specifico, è un contratto associativo che prevede l'istituzione di un'organizzazione destinata a realizzare lo scopo comune delle parti (MAIORCA).

La qualificazione del contratto di rete come contratto tipico non esclude però la possibilità di riconoscergli grande ampiezza anche sul piano della funzione, che il legislatore indica in termini lati e che le parti sono chiamate a precisare attraverso l'indicazione nel contratto degli obiettivi strategici e delle attività comuni poste a base della rete nonché dello specifico programma di rete?, dando complessiva coerenza ai profili funzionale, organizzativo e patrimoniale (VILLA).

Il silenzio normativo su alcuni elementi cruciali di tale disegno contrattuale determina, poi, la necessità di un ulteriore impegno delle imprese nella costruzione di modelli contrattuali efficaci ed efficienti.

Infatti nessuna norma è dettata con riguardo al completamento/modificazione del contratto; non sono previste decisioni degli “aderenti” alla rete, né tanto meno un organo deliberativo o l'applicazione del principio di maggioranza in luogo dell'unanimità.

Non vi è, poi, alcuna indicazione sulla funzione di gestione delle attività economiche e non si parla della responsabilità verso gli aderenti alla rete e verso i terzi.

Infine, nulla si prevede in materia di rendicontazione e in materia di informazioni ai terzi sull'andamento dell'affare (MOSCO).

In conclusione, concentrando l’analisi sull’effettiva possibilità di utilizzo pratico del contratto di rete, si ricorda come il sistema bancario – dovendosi confrontare con il processo (in continua evoluzione) attivato con gli accordi di Basilea – pone dei dubbi sulle implicazioni finanziarie derivanti dall’utilizzo di tale contratto.

Il legislatore decidendo di non approfondirne l’aspetto finanziario ha lasciato alle imprese il difficile compito di definire idonei strumenti per rafforzare la solidità economico-finanziaria della rete e la trasparenza del suo assetto organizzativo ed operativo.

Voce a cura dell'Avv. Giovanni Alessi

Ultimo aggiornamento Martedì 09 Ottobre 2012 09:48

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